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Andrew Blum: Cos'è veramente Internet?

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    Nei miei scritti ho sempre trattato soprattutto di architettura,
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    di edifici. La trattazione scritta di questi argomenti
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    si basa su alcuni presupposti.
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    Un architetto progetta un edificio che diventa un luogo,
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    e molti architetti progettano molti edifici che diventano
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    una città. A prescindere da questo complicato mix di forze,
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    di politiche, cultura ed economia
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    che danno forma questi luoghi,
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    voi potete comunque andare a visitarli. Potete percorrerli.
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    Potete sentirne l'odore. Potete sentirli.
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    Potete sperimentare la sensazione di un luogo.
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    Ma quello che mi ha colpito negli ultimi anni
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    è che meno me ne andavo in giro per il mondo,
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    più stavo seduto davanti al computer.
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    E in particolare a partire dal 2007, da quando ho un iPhone,
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    non solo restavo seduto davanti allo schermo tutto il giorno,
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    ma mi alzavo alla fine della giornata
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    e guardavo quel piccolo schermo che tenevo in tasca.
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    Il fatto sorprendente era quanto rapidamente
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    fosse cambiata la mia relazione con il mondo fisico.
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    In quel breve periodo di tempo, che li chiamiate
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    gli ultimi 15 anni in cui siamo online,
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    oppure gli ultimi 4 o 5 anni in cui siamo continuamente online,
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    la nostra relazione con ciò che ci circonda è cambiata,
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    nel senso che la nostra attenzione è costantemente divisa.
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    Ora guardiamo sia dentro gli schermi,
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    che nel mondo che ci circonda.
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    E quel che più mi ha colpito,
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    e quello su cui mi sono fissato, è che il mondo dello schermo
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    sembrava non avere nessuna presenza fisica propria.
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    Cercando immagini di Internet,
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    questo è tutto quello che si trova, questa famosa immagine di Opte
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    di Internet come una via lattea, questa espansione infinita
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    in cui sembra che noi non siamo da nessuna parte.
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    Sembra che non lo afferriamo mai completamente.
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    Mi ha sempre ricordato l'immagine della terra dall'Apollo,
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    l'immagine della biglia blu, e nello stesso modo sembra suggerire
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    che non possiamo veramente comprenderla interamente.
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    Siamo sempre piccoli di fronte alla sua immensità.
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    Se ci fosse questo mondo su questo schermo,
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    e se ci fosse il mondo fisico intorno a me,
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    non potrei averli entrambi nello stesso posto.
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    E poi è successo questo.
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    Un giorno, Internet mi si è guastato, come di tanto in tanto succede,
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    e il tizio dell'assistenza che è venuto a ripararlo ha cominciato
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    con quell'ammasso di cavi polverosi dietro il divano,
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    lo ha seguito di fronte al mio palazzo, nel piano interrato e nel cortile,
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    dove c'era quest grosso fascio di cavi contro il muro.
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    Poi ha visto uno scoiattolo correre lungo il cavo,
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    e mi ha detto: "Ecco il suo problema.
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    Uno scoiattolo si sta rosicchiando la sua rete Internet."
    (Risate)
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    E sembrava una cosa assurda. Internet
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    è un'idea trascendente. È una serie di protocolli che hanno cambiato tutto,
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    dallo shopping, agli appuntamenti, alle rivoluzioni.
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    Senza dubbio non era qualcosa
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    che uno scoiattolo poteva rosicchiare.
    (Risate)
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    Ma in realtà era proprio così.
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    Uno scoiattolo aveva rosicchiato la mia rete Internet.
    (Risate)
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    E poi mi è venuta in mente l'immagine di cosa sarebbe successo
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    se avessi strappato via il cavo dal muro per iniziare a seguirlo.
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    Dove sarebbe andato?
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    Internet è in realtà un luogo che si possa visitare?
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    Posso andarci? Chi incontrerei?
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    C'è veramente qualcosa là fuori?
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    E la risposta, a detta di tutti, è no.
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    Questo era Internet, questa scatola nera con la lucina rossa,
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    rappresentata in questa sitcom "The IT Crowd".
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    Di solito sta in cima al Big Ben,
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    perché lì c'è la migliore ricezione,
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    ma hanno negoziato perché il loro collega potesse prenderlo in prestito
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    per il pomeriggio per usarlo in una presentazione in ufficio.
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    Gli anziani di Internet erano disposti a condividerlo
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    per un po', e lei lo guarda e dice:
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    "Questo è Internet? Tutto Internet? È pesante?
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    Loro rispondono: "Certo che no, Internet non pesa niente."
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    Io ero imbarazzato. Cercavo questa cosa
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    che solo gli stupidi sembravano cercare.
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    Internet era quel blob amorfo o era una stupida
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    scatola nera con una lucina rossa.
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    Non era un mondo reale che sta là fuori.
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    Ma, in realtà lo è. C'è un vero mondo di Internet là fuori,
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    ed ecco quello che ho visitato negli ultimi due anni,
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    questi luoghi di Internet. Sono stato in questi grandi data center
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    che usano tanta energia quanta quella delle città in cui hanno sede,
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    e ho visitato luoghi come questo, 60 Hudson Street a New York,
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    uno degli edifici al mondo che fa parte
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    di una lista molto breve, circa una dozzina di edifici,
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    dove si collegano tra loro il maggior numero
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    di reti Internet al mondo.
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    E quella connessione è indubbiamente un processo fisico.
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    Sono i router di una rete, un Facebook o un Google o un B.T.
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    o un Comcast o una Time Warner, o altro,
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    che si connettono di solito con un cavo a fibra ottica giallo
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    in un soffitto e giù nel router di un'altra rete,
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    ed è indubbiamente fisico, ed è sorprendentemente intimo.
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    Un edificio come quello della Western Union, e un'altra dozzina,
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    hanno 10 volte più reti che si connettono,
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    rispetto al livello successivo di edifici.
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    C'è una lista molto breve di posti come questo.
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    E la Western Union in particolare è interessante
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    perché è la sede di circa una mezza dozzina di reti importanti,
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    le reti che servono i cavi sottomarini
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    che viaggiano in fondo all'oceano
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    che connettono l'Europa e l'America e connettono noi tutti.
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    E sono quei cavi in particolare su cui voglio concentrarmi.
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    Se Internet è un fenomeno globale, se viviamo
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    in un villaggio globale, è perché ci sono cavi
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    sottomarini, cavi come questo.
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    E in questa dimensione, sono incredibilmente piccoli.
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    Si possono tenere in mano. Sono come un tubo di irrigazione.
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    Ma nell'altra dimensione sono incredibilmente ampi,
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    quanto potete immaginare.
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    Si stendono attraverso l'oceano. Sono lunghi 4.000, 6.000,
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    12.000 chilometri,
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    e se la scienza dei materiali e le tecnologie informatiche
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    sono così complicate, il processo fisico di base
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    è semplicissimo. La luce penetra in una zona dell'oceano
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    esce dalla parte opposta, e di solito arriva
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    da un edificio chiamato "landing station",
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    spesso nascosto in una zona vicino al mare.
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    E ci sono degli amplificatori sul fondale dell'oceano
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    che assomigliano a un tonno pinna blu,
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    e ogni 80 km amplificano il segnale. Poiché la velocità di trasmissione
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    è incredibilmente elevata, l'unità di base sono 10 gigabit al secondo
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    la lunghezza d'onda della luce, quasi 1000 volte
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    la vostra connessione, e in grado di trasmettere uno streaming di 10 000 video.
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    Ma non solo, non si mette solo una lunghezza d'onda della luce
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    in una fibra, si mettono magari
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    50 o 60 o 70 diverse lunghezze d'onda o colori di luce
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    in una singola fibra, e magari avrete
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    8 fibre in un cavo, 4 per ogni direzione.
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    Sono sottili come un capello.
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    E connettono i continenti,
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    tramite un pozzetto come questo.
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    Letteralmente, qui è dove si collegano cavi da 8000 km.
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    Questo è a Halifax, un cavo che va da Halifax all'Irlanda.
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    E il paesaggio sta cambando. Tre anni fa,
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    quando ho cominciato a pensarci, c'era un cavo
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    dalla costa occidentale dell'Africa, rappresentato
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    da questa sottile linea nera in questa mappa di Steve Song.
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    Ora ci sono 6 cavi e altri sono in arrivo, 3 su ogni costa.
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    Perché una volta che un paese è collegato con un cavo,
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    si rende conto che non è sufficiente. Se vuole
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    costruirci intorno un'industria, deve sapere che la connessione
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    non è inconsistente, ma permanente, perché se un cavo si rompe
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    bisogna mandare una nave in mare,
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    buttare un gancio in mare, tirarlo su, trovare l'altro capo,
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    saldare i due pezzi e rimandarlo giù.
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    È un processo fisicamente intenso.
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    Questo è il mio amico Simon Cooper, che fino a poco tempo fa
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    lavorava per Tata Communications, il ramo comunicazioni
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    di Tata, il grande conglomerato industriale indiano.
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    Non l'ho mai incontrato. Abbiamo comunicato
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    tramite sistemi di telepresenza, il che mi fa sempre
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    pensare a lui come all'uomo all'interno di Internet. (Risate)
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    È inglese. L'industria dei cavi sottomarini
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    è dominata dagli inglesi che sembrano tutti avere 42 anni.
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    (Risate) Perché hanno cominciato tutti contemporaneamente,
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    con il boom, circa 20 anni fa.
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    E Tata ha cominciato nel ramo delle comunicazioni
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    quando ha comprato due cavi, uno che attraversava l'Atlantico
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    e uno che attraversava il Pacifico, ed è andata avanti
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    aggiungendone dei pezzi, fino a che non hanno fatto il giro del mondo,
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    il che significa che mandano i vostri bit a Est o a Ovest.
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    È letteralmente un raggio di luce intorno al mondo,
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    e se un cavo si rompe nel Pacifico, manderà i dati
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    nell'altra direzione. E fatto questo,
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    hanno cominciato a cercare altre zone da cablare.
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    Hanno cercato zone non cablate, e questo significa
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    a Nord o a Sud, principalmente la cablatura dell'Africa.
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    Ma quello che mi stupisce è l'incredibile immaginazione geografica di Simon.
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    Pensa al mondo in questo modo così esteso.
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    Mi interessava paticolarmente perché volevo vedere
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    la costruzione di uno di questi cavi. Volevo rappresentarmi
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    quegli attimi passeggeri di connessione che sperimentiamo online,
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    queste specie di brevi adiacenze, un tweet o un post su Facebook
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    o una email, e sembra che ci sia un corollario fisico a tutto questo.
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    Sembra che ci sia un momento in cui il continente
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    è collegato, e volevo vedere quello.
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    Simon stava lavorando su un nuovo cavo,
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    il WACS, il West Africa Cable System,
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    che partiva da Lisbona verso la costa occidentale dell'Africa,
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    la Costa d'Avorio, il Ghana, la Nigeria, il Camerun.
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    E mi ha detto che stavano per posarlo, dipendeva
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    dalle condizioni atmosferiche, ma mi avrebbe fatto sapere,
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    e con 4 giorni di preavviso, mi ha detto
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    di andare su questa spiaggia di Lisbona, e poco dopo le 9,
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    un tizio esce fuori dall'acqua. (Risate)
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    Trasportava un filo di nylon verde, molto leggero,
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    chiamato "messenger line". Quello era il primo collegamento
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    tra il mare e la terra, quel collegamento che sarebbe poi
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    stato sfruttato per il percorso di luce di 14 000 km.
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    Poi un bulldozer ha cominciato a tirare il cavo
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    da una particolare nave per posare cavi,e veniva fatto galleggiare
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    su queste boe fino ad essere posizionato nel punto giusto.
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    Vedete questi ingegneri inglesi che osservano.
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    E poi, una volta nel posto giusto, è tornato in acqua
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    con un grosso coltello a staccare le boe
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    e le boe saltavano fuori per aria,
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    e il cavo è affondato nel fondale marino. E lo ha fatto lungo tutto il percorso,
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    fino alla nave, e quando è arrivato là,
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    gli hanno dato un bicchiere di succo di frutta e un biscotto,
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    e si è buttato di nuovo in acqua, ha nuotato fino a riva
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    e poi si è acceso una sigaretta.
    (Risate)
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    E poi una volta posizionato il cavo a riva,
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    si sono preparati a collegarlo all'altro capo,
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    al cavo che era stato messo giù alla landing station.
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    Prima hanno cominciato con un seghetto,
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    poi hanno spellato la plastica interna con un --
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    lavorano come degli chef e poi finiscono per lavorare
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    come gioiellieri per allineare queste fibre sottili
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    con il cavo che hanno posizionato,
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    e con questa macchina foratrice li saldano insieme.
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    Quando vedete questi ragazzi lavorare su questo cavo con un seghetto,
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    smettete di pensare a Internet come alla nuvola.
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    Comincia a sembrare una cosa incredibilmente fisica.
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    Quello che mi ha sorpreso è anche che,
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    per quanto tutto si basi sulle tecnologie più sofisticate,
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    e siano cose assolutamente nuove, il processo fisico stesso
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    esiste da molto tempo e la cultura è sempre la stessa.
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    Vedete gli operai locali. Vedete gli ingegneri inglesi
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    che danno indicazioni sul fondo. E ancora più importante,
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    i luoghi sono gli stessi. Questi cavi continuano a collegare
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    i classici porti di città, luoghi come Lisbona, Mombasa,
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    Mumbai, Singapore, New York.
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    E per il processo a terra ci vogliono 3 o 4 giorni,
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    e poi, una volta fatto, mettono un coperchio
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    sulla botola e la ricoprono di sabbia,
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    e ce ne dimentichiamo tutti.
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    E mi sembra che parliamo molto della nuvola,
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    ma ogni volta che mettiamo qualcosa sulla nuvola,
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    cediamo parte delle responsabilità.
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    Siamo meno collegati. Lasciamo che siano gli altri a preoccuparsene.
  • 11:12 - 11:13
    E non mi sembra giusto.
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    C'è una grande frase di Neal Stephenson in cui dice
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    che le persone cablate dovrebbero saperne qualcosa di cavi.
  • 11:20 - 11:22
    E dovremmo sapere, credo,
  • 11:22 - 11:25
    da dove viene Internet, e dovremmo sapere
  • 11:25 - 11:30
    cosa fisicamente ci connette tutti.
  • 11:30 - 11:32
    Grazie.
    (Applausi)
  • 11:32 - 11:35
    (Applausi)
  • 11:35 - 11:38
    Grazie.
    (Applausi)
Title:
Andrew Blum: Cos'è veramente Internet?
Speaker:
Andrew Blum
Description:

Quando uno scoiattolo ha rosicchiato un cavo e messo fuori uso la sua connessione, il giornalista Andrew Blum ha cominciato a chiedersi di cos'era veramente fatto Internet. Quindi ha deciso di andare a vedere -- i cavi sottomarini, gli interruttori e gli altri elementi fisici di cui è fatta la rete.

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English
Team:
closed TED
Project:
TEDTalks
Duration:
11:59

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