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Works | Paolo W. Tamburella | TEDxPalermo

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    Mi chiamo Paolo Tamburella,
    anzi Paolo William Tamburella.
  • 0:09 - 0:12
    Inizierò parlando di un progetto
    che ho portato alla scorsa biennale
  • 0:12 - 0:16
    di Venezia nel 2009
    che si chiama 'Djahazi'.
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    Questa foto è una foto che ho trovato
    su Internet, scattata nelle isole Comore.
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    Le isole Comore sono
    tra il Madagascar e il Mozambico
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    e queste barche erano utilizzate
  • 0:26 - 0:30
    dai portuari delle isole Comore
    per portare i container.
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    Leggendo l'articolo collegato
    a queste immagini
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    ho scoperto che l'utilizzo
    di queste barche
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    era stato proibito
    dal presidente delle isole Comore
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    per modernizzare il porto,
    allora sono partito e sono andato
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    nelle isole Comore per capire
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    che cosa fosse successo alle barche
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    e soprattutto ai portuari
    del porto di Moroni.
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    Nel porto di Moroni, ho trovato questo:
    tutte le barche abbandonate,
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    i portuari avevano perso
    completamente il lavoro,
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    ed erano lì nel porto
    senza avere nulla da fare.
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    Vedere le barche in quella condizione
  • 1:00 - 1:03
    mi ha fatto venire voglia
    di fare immediatamente qualche cosa.
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    Abbiamo preso una di queste barche
    dopo aver contattato il padrone.
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    Parlando con il padrone, gli ho detto
    che volevo mettere a posto la barca.
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    Lui mi ha detto:
    "Ma perché?
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    Tanto queste barche
    non le possiamo usare più".
  • 1:15 - 1:17
    Ho detto: "Vabbè,
    comunque è un peccato
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    che muoia così una barca,
    bisogna cercare almeno di sistemarla".
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    Lavorando giorno e notte,
    nel vecchio porto di Moroni,
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    abbiamo preso una di queste barche,
    l'abbiamo trascinata nel porto nuovo,
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    ma mentre ero lì nel porto,
    una persona del governo è venuta
  • 1:32 - 1:33
    da me chiedendomi che cosa stessi facendo,
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    perché stessi mettendo a posto le barche.
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    Allora gli ho spiegato che mi sembrava
    un tale peccato
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    che la barca si rovinasse
    in quella maniera
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    e con la barca una tradizione morisse.
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    Lui ha detto: "Hai ragione".
  • 1:47 - 1:50
    In realtà loro erano i colpevoli
    perché erano loro che avevano proibito.
  • 1:50 - 1:52
    Ha detto: "Ma che ci si può fare
    con questa barche?"
  • 1:52 - 1:53
    Ho detto: "Beh, non so,
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    per esempio si potrebbe
    prendere e portarle a Venezia".
  • 1:56 - 1:58
    E lui ha detto: "Beh, parliamone".
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    Allora io sono andato in Italia,
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    ho parlato con quelli della biennale
    di Venezia
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    e loro mi hanno detto:
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    "Perché non porti le isole Comore
    alla biennale di Venezia?"
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    Ho detto: "Aspetta, forse,
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    dovrò parlarne ancora
    un po' di questa cosa".
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    Hanno accettato di partecipare
    alla biennale di Venezia
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    con un progetto che criticava
    fondamentalmente il governo
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    quindi era abbastanza interessante.
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    Abbiamo preso questa barca, aperta, messa
    dentro un container e spedita a Venezia.
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    Contemporaneamente cinque dei portuari
    delle isole Comore che avevano perso
  • 2:32 - 2:34
    il lavoro hanno avuto un visto
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    per venire a Venezia
    a rappresentare il proprio paese.
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    Questo è l'arrivo della barca
    a Marghera
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    questi sono loro.
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    Questa è la barca rimontata
  • 2:41 - 2:44
    cinque giorni prima
    dell'opening della biennale.
  • 2:44 - 2:46
    È arrivato con un mese e mezzo
    di ritardo il container.
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    Questa è la barca ridipinta
    e questo è il container.
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    La cosa divertente è che ho cercato
    uno sponsor tecnico per limitare il danno
  • 2:53 - 2:55
    perché è stata una delle cose più...
  • 2:55 - 2:58
    ancora devo scappare per questa cosa.
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    Lo sponsor mi ha detto:
  • 3:00 - 3:04
    "Sì, però ovviamente vogliamo
    il logo della nostra azienda".
  • 3:04 - 3:07
    Ho detto: "E com'è il logo?"
    Capital Forwarding Solutions.
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    Questo è in giro per Venezia,
  • 3:09 - 3:13
    e questa è durante il giorno
    dell'opening della biennale.
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    I portuari erano molto contenti
  • 3:15 - 3:18
    di essere venuti a Venezia
    con quest'occasione
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    e volevano cantare, fare qualche cosa.
  • 3:20 - 3:23
    La barca era messa di fronte
    ai giardini della biennale.
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    Lui è uno dei portuari.
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    Vi faccio sentire un video.
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    Lui è Elia, mio figlio.
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    Lo stesso lavoro,
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    cioè il video di lui
    che cantava sopra la barca,
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    l'ho mostrato a Dublino
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    all'interno di uno spazio industriale
    che ho allagato completamente
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    e ho messo il video della barca,
    dimensione naturale,
  • 4:10 - 4:14
    con sopra Ismail che cantava.
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    Un turning point,
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    un momento in cui
    è cambiato moltissimo il ruolo
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    è stato nel 2005.
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    Io ero a New York da 5 anni.
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    Ero andato a lavorare con una
    gallerista che si chiama Nina Nosei,
  • 4:26 - 4:28
    una gallerista famosa
    per aver scoperto Basquiat.
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    E quindi nella mia idea
    io ero ancora negli anni '80
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    quando sono arrivato a NY.
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    Cioè la mia idea era:
    arrivo a NY, faccio dei quadri grandi,
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    vado a cena con Larry Gagosian,
    faccio questo, faccio quello.
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    Dopo 5 anni non ne potevo più
    di stare a NY in quella maniera.
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    Sono andato con mia madre
    che per caso è qui, in India
  • 4:51 - 4:54
    in un posto dove si facevano
    le cure ayurvediche
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    e non ne potevo più manco di essere in un
    posto dove si facevano le cure ayurvediche.
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    Allora sono andato a fare una
    passeggiata lungo la spiaggia
  • 5:03 - 5:05
    ho incontrato dei bambini
    che mi hanno chiesto
  • 5:05 - 5:08
    se gli potessi comprare
    un pallone da calcio.
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    Un bambino mi ha chiesto:
    "Di dove sei?"
  • 5:10 - 5:12
    Ho detto: "Di Roma".
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    Allora lui ha fatto: "Totti!".
    Ho detto allora:
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    "Facciamo così. Venite domani.
    Facciamo 5 squadre di 11 bambini,
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    facciamo la scritta Totti e io regalerò
    a ogni squadra un pallone".
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    Il giorno dopo sono arrivati i bambini e
    abbiamo fatto la scritta Totti.
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    Sono andato a Trivandrum a
    cercare i palloni per i bambini
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    e sono finito in un negozio di
    venditori di palloni: questo.
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    Dentro il negozio c'erano tutti i palloni
    bucati messi da tutte le parti
  • 5:41 - 5:44
    e gli ho detto:"Ma che cosa ci fate
    con questi palloni?"
  • 5:44 - 5:46
    Lui mi ha detto: "You never know",
    non si sa mai.
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    Beh, dopo aver fatto una trattativa
    feroce per dei palloni bucati,
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    ho preso 14 palloni,
    anche palloni nuovi per i bambini,
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    ho preso 14 palloni bucati e sono andato
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    da dei ciabattini per strada chiedendogli
    di aprire palloni e cucirli insieme.
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    Nel momento in cui ho aperto il pallone,
    è stata una cosa...
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    quello è stato vero il turning point
    del mio lavoro.
  • 6:11 - 6:15
    Mi sono reso conto che dietro gli oggetti
    ci sono delle persone che li realizzano.
  • 6:15 - 6:18
    Era una cosa a cui non avevo mai pensato.
  • 6:18 - 6:20
    Loro si sono molto divertiti.
    Non capivano
  • 6:20 - 6:22
    perché stessero cucendo
    questi palloni all'inizio
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    e io gli ho detto:
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    "Ci voglio fare un campo da calcio
    fatto di palloni".
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    Questa è la primissima opera.
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    L'anno successivo, grazie a un
    produttore che si chiama Bruno Mercuri,
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    sono tornato con l'idea di fare un film
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    ma soprattutto un viaggio con un camion,
    attraverso l'India,
  • 6:41 - 6:44
    a cercare tutti i palloni bucati
    che riuscivo a trovare.
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    Ho fatto 4400 km, 7 stati indiani.
  • 6:47 - 6:54
    We need punched, old, broken footballs
    and we'll arrange a good exchange.
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    Questo in tutte le lingue.
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    Però come vedete il calcio non era
    proprio il gioco forte degli indiani.
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    Durante il viaggio ho collezionato
    altre immagini
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    da cui è nato un film-documentario
    che si chiama "The football hunters".
  • 7:08 - 7:13
    Anche tutte immagini
    della costruzione dell'opera.
  • 7:13 - 7:14
    Questa è l'opera.
  • 7:14 - 7:17
    Ma l'interesse per la new creative economy
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    è tornato un'altra volta recentemente
    in Bangladesh
  • 7:20 - 7:22
    dove ero stato invitato
    per un international workshop
  • 7:22 - 7:25
    da un'associazione
    che si chiama Britto Arts Trust.
  • 7:25 - 7:29
    In una città che si chiama Panam,
    costruita nel '700,
  • 7:29 - 7:34
    ho trovato tutti i palazzi meravigliosi
    abbandonati.
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    Eravamo 10 artisti da tutto il mondo.
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    Ognuno di noi doveva fare un intervento
    in questo posto.
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    I palazzi erano abitati da persone
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    che si erano infilate dentro
    vivendo nei palazzi così.
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    Ma più di tutti mi ha colpito un palazzo:
    questo.
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    Al piano terra di questo palazzo
    c'era un signore,
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    che si chiamava Rahim, che aveva
    aperto un negozio di polli.
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    Parlando con lui, e qui ci colleghiamo
    col discorso di new creative economy,
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    parlando con lui ho scoperto
    che il suo business andava molto male.
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    Allora gli ho proposto di fare una
    grande apertura del palazzo di polli.
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    Allora l'ho aiutato dipingendo
    una nuova insegna.
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    Ho fatto fare una luce a forma di gallo
    e soprattutto sono andato a comprare ceste
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    che vengono utilizzate
    in Bangladesh per portare polli.
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    E per dare un'immagine di ricchezza,
    di prosperità del suo business,
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    per attirare l'attenzione del paese,
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    e vi assicuro che ci siamo riusciti
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    perché è arrivata una quantità di
    persone impressionante,
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    ho coperto tutto il palazzo di ceste,
    però lui diceva:
  • 8:29 - 8:31
    "Sì, ma io che ci guadagno?
    Sì, la pubblicità, tutto quanto".
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    Ho detto: "Va bene, ti compro mille uova.
    Mi sembrava una cosa carina da dirgli".
  • 8:37 - 8:42
    Insieme alle altre persone di Panam
    abbiamo preso le uova
  • 8:42 - 8:45
    e abbiamo fatto un scritta in bengali.
  • 8:45 - 8:48
    La scritta "jibon" che vuol dire vita.
  • 8:48 - 8:52
    Però dopo che si faceva con queste uova?
    Una volta messo le uova...
  • 8:53 - 8:55
    Allora ho sparso la voce e ho detto:
  • 8:55 - 8:58
    "Guardate, venite a prendere le uova
    alla fine del lavoro",
  • 8:58 - 9:01
    e anche lì è successo veramente
    il delirio.
  • 9:01 - 9:05
    Però devo dire che è stata incredibile
    la delicatezza iniziale,
  • 9:05 - 9:07
    poi dopo è successo il delirio.
  • 9:07 - 9:11
    Ma la delicatezza iniziale con cui
    le persone sono venute a prendere le uova.
  • 9:11 - 9:13
    Questa era la veglia,
    questo qui è il progetto.
  • 9:13 - 9:17
    Non ho molto altro da dire,
    questo è il mio lavoro.
  • 9:17 - 9:20
    (Applausi)
Title:
Works | Paolo W. Tamburella | TEDxPalermo
Description:

The TEDxPalermo Talk by Paolo W. Tamburella was held in the evening of April30th. The location due to bad weather was changed at the very last minute with the studio427. As unveiled by the Talk's title Paolo W. Tamburella is an Italian artist and filmmaker who works internationally on issues related to cultural identity and globalization. Scouted in 2001 by Annina Nosei, the legendary New Yorker gallerist, Tamburella made several projects over the United States and Europe also in India, Singapore and in the Union of Comoros Island. He currently lives and works between Rome and Dhaka in Bangladesh. Among his exhibitions are: Capital Forwarding Solutions The Paper Store, Dublin 2010; Djahazi 53rd Venice Biennale 2009, How To, Istanbul Biennial 2009, Singapore Biennial 2008, Inscriptions, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Guarene 2007; 3500 cm2 American Academy in Rome 2006; Annina Nosei Gallery, New York, Galleria Borghese, Rome 2003; Videorom: Macro, Museum of Contemporary Art of Rome and Gamec, Gallery of Modern and Contemporary Art in Bergamo 2002; Annina Nosei Gallery, New York 2001.

This talk was given at a TEDx event using the TED conference format but independently organized by a local community. Learn more at http://ted.com/tedx

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Video Language:
Italian
Team:
closed TED
Project:
TEDxTalks
Duration:
09:21
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