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Come funzionano gli hard disk? - Kanawat Senanan

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    Immagina un aereo che voli
    a un millimetro da terra
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    e che faccia un giro intorno al mondo
    ogni 25 secondi
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    contando nel contempo ogni filo d'erba.
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    Rimpicciolisci il tutto
    fino a farlo stare nel palmo di una mano,
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    e avrai qualcosa che assomiglia
    a un moderno disco rigido,
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    in grado di contenere più informazioni
    della biblioteca della tua città.
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    Ma come si fa a immagazzinare così tante
    informazioni in così poco spazio?
  • 0:33 - 0:37
    In ogni hard disk c'è una serie di piatti
    che girano ad alta velocità
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    con una testina di registrazione
    che ne sfiora ciascuna superficie.
  • 0:41 - 0:46
    Ogni piatto è coperto da uno strato di
    microscopici grani metallici magnetizzati,
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    ed è lì che i dati vengono salvati
    anche se non riesci a leggerli.
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    Vengono infatti memorizzati
    sotto forma di uno schema magnetico
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    formato da gruppi di questi piccoli grani.
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    In ogni gruppo, che prende il nome di bit,
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    la magnetizzazione di ogni grano
    è allineata alle altre,
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    in una delle due direzioni possibili,
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    che corrispondono ai numeri zero e uno.
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    I dati vengono scritti sul disco
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    convertendo stringhe di bit
    in corrente elettrica
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    che passa poi
    attraverso un elettromagnete.
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    Questo magnete genera un campo
    sufficiente a modificare la direzione
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    di magnetizzazione dei grani metallici.
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    Una volta che le informazioni
    sono state scritte sul disco,
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    un lettore magnetico è in grado di
    riconvertirle in una forma utilizzabile,
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    proprio come la puntina di un giradischi
    trasforma i solchi di un vinile in musica.
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    Ma come si fa a ottenere così tante
    informazioni con solo numeri zero e uno?
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    Beh, mettendone tanti assieme.
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    Ad esempio, una lettera corrisponde
    a un byte, cioè 8 bit,
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    e una foto normalmente occupa
    diversi megabyte,
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    ciascuno dei quali
    corrisponde a 8 milioni di bit.
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    Dato che ogni bit deve essere scritto
    in una zona fisica del disco,
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    siamo sempre alla ricerca di un modo
    per aumentarne la densità superficiale
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    cioè il numero di bit che possiamo salvare
    in un centimetro quadrato del disco.
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    Oggi gli hard disk hanno una densità di
    quasi 100 gigabit per centimetro quadrato,
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    300 milioni di volte maggiore rispetto
    al primo hard disk IBM del 1957.
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    Per aumentare così tanto
    la capacità di memoria
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    non è stato sufficiente
    rendere tutto più piccolo,
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    sono state necessarie diverse innovazioni.
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    Con la tecnica della litografia ottica
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    gli ingegneri hanno rimpicciolito le
    testine che scrivono e leggono il disco.
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    E pur essendo più piccolo,
    il lettore è diventato più sensibile
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    grazie alle nuove scoperte sulle proprietà
    magnetiche e quantistiche della materia.
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    I bit possono stare sempre più vicini
    tra loro grazie ad algoritmi matematici
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    che filtrano il rumore dovuto
    alle interferenze magnetiche,
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    trovando la sequenza di bit più plausibile
    in ogni porzione del segnale di rilettura.
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    Inoltre il controllo termico
    della testina,
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    consentito da un'unità di riscaldamento
    posta sotto la testina stessa,
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    le permette di mantenersi a meno di
    cinque nanometri dalla superficie,
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    una distanza pari a quella
    tra i due filamenti del DNA.
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    Negli ultimi decenni
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    la crescita esponenziale delle capacità
    di memoria e di calcolo dei computer
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    ha seguito un andamento
    chiamato Legge di Moore,
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    che nel 1975 pronosticò il raddoppio della
    densità di informazione ogni due anni.
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    Ma, arrivati a 15,3 gigabit
    per centimetro quadrato,
  • 3:26 - 3:30
    rimpicciolire ancora i grani magnetici
    o stiparli più vicini tra loro
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    diventa rischioso
    a causa del superparamagnetismo.
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    Quando il volume di un grano magnetico
    è troppo piccolo
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    la sua magnetizzazione viene
    facilmente perturbata dal calore
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    e può causare
    lo scambio involontario di alcuni bit,
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    e una conseguente perdita di dati.
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    Gli scienziati hanno trovato una soluzione
    semplicissima a questo problema:
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    cambiare la direzione di scrittura
    da longitudinale a perpendicolare,
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    per arrivare a una densità superficiale
    di 150 gigabit per centimetro quadrato.
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    Recentemente il limite massimo
    è aumentato ancora,
  • 4:05 - 4:08
    grazie alla
    registrazione magnetica termoassistita.
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    Questa tecnica sfrutta un materiale
    termicamente ancora più stabile,
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    la cui resistenza magnetica viene
    temporaneamente ridotta
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    riscaldando con un laser un punto preciso
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    e permettendo così la scrittura dei dati.
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    Anche se questi hard disk sono
    ancora dei semplici prototipi,
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    gli scienziati hanno già
    un altro asso nella manica:
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    i supporti configurati,
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    in cui i bit sono posizionati
    in nanostrutture separate
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    che potenzialmente permettono densità
    di 3 terabit per centimetro quadrato
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    e oltre.
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    È quindi grazie agli sforzi congiunti
    di generazioni di ingegneri,
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    scienziati dei materiali,
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    ed esperti di fisica quantistica
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    che questo strumento
    incredibilmente potente e preciso
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    occupa a malapena il palmo di una mano.
Title:
Come funzionano gli hard disk? - Kanawat Senanan
Speaker:
Kanawat Senanan
Description:

Guarda la lezione completa: http://ed.ted.com/lessons/how-do-hard-drives-work-kanawat-senanan

Un moderno disco rigido è in grado di contenere più informazioni della biblioteca della tua città. Ma come si fa a memorizzare così tante informazioni in uno spazio così piccolo? Kanawat Senanan ci spiega come intere generazioni di ingegneri, scienziati dei materiali ed esperti di fisica quantistica abbiano contribuito a creare questo strumento così incredibilmente preciso e potente.

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English
Team:
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