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← Noi, i "bambini" che non hanno mai perso la speranza | Tommaso Salaroli | TEDxMilano

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Showing Revision 3 created 11/13/2019 by Michele Gianella.

  1. Durante un viaggio
    istituzionale con la Sindaca,
  2. e altri esponenti politici
    della mia città,
  3. ebbi un terribile attacco di gastrite.
  4. Mi faceva così male la pancia
  5. che decisi di prendere un aereo
    e tornare a Roma, in ospedale.
  6. Fui ricoverato per una settimana,
  7. e in realtà fu una settimana
    molto divertente e rilassante,
  8. perché mi misero in stanza
    con altri cinque pazienti,
  9. età media 65 anni
  10. che passavano giorni e notti
  11. a raccontarmi un sacco
    di storie e avventure.
  12. Immaginate, loro in cinque
    avevano più di 300 anni,
  13. quindi immaginate la quantità
    di storie da raccontare.
  14. Io stavo buono e ascoltavo
    molto incuriosito
  15. dal fatto che nonostante
    fossero persone comuni,
  16. ognuno di loro raccontava
    di un mondo diverso,
  17. più o meno generoso,
    interessante o entusiasmante.
  18. I vecchietti.
  19. (Risate)
  20. Quello che mi colpì molto
    fu che allo stesso modo,
  21. sarà per l'età o per la quantità
    di delusioni accumulate,
  22. quei signori avevano smesso
    di credere nel potere dei cambiamenti.
  23. "Non cambierà niente", dicevano,
    "e se cambia, cambia in peggio".
  24. E da quel momento l'obiettivo
    della mia permanenza in ospedale
  25. cambiò drasticamente.
  26. Non dovevo più guarire,
    ero già guarito magari.
  27. Dovevo, prima di tornare a casa,
    convincere loro del fatto che qualcosa,
  28. in qualche modo, si può sempre.
  29. Ho raccontato, quindi,
    di chi non si accontenta,
  30. di chi non rimane indifferente,
    di chi sceglie di trasformare idee,
  31. sogni e speranze in progetti concreti,
  32. e ho raccontato di me,
  33. che durante l'adolescenza
    ho conosciuto e partecipato
  34. a quei movimenti che nascono e muoiono
  35. perché incapaci di costruire
    processi partecipativi reali,
  36. i movimenti del No,
  37. e che capito questo ho scelto
    di intraprendere una strada diversa,
  38. feci una scelta piccola,
    che mi cambiò la vita.
  39. Trasformai la mia voglia di attivarmi,
    partecipare ed essere cambiamento
  40. in un progetto tangibile,
    concreto, o meglio sfogliabile.
  41. Ho fondato, con un compagno di scuola,
    un grande progetto editoriale,
  42. e intorno a questo un movimento
    che su base progettuale
  43. dà spazio alle idee di quasi
    400 ragazzi e ragazze rendendoli realtà.
  44. Scomodo, così si chiama il giornale,
  45. è un mensile di approfondimento
    volutamente cartaceo
  46. che tratta tematiche di attualità
    e cultura in più di 100 pagine ogni mese.
  47. Le copertine hanno firme importanti,
  48. questo è Altan, e queste
    sono alcune delle altre.
  49. E i ragazzi, non ci crederete,
    ma lo leggono, e pure un sacco.
  50. L'obiettivo è quello di rieducare
    una generazione a interessarsi,
  51. approfondire e sentirsi parte attiva
    della società in cui vive.
  52. Dopo questo, Scomodo,
    che è un progetto molto complesso,
  53. può essere raccontato
    in due punti principali:
  54. da una parte è partecipazione,
    è voglia di attivarsi.
  55. Gli articoli si discutono tutti insieme,
  56. si decide di che cosa parlare
    e si decide di come parlarne,
  57. e le iniziative,
  58. dalle conferenze ai concerti
    con cui finanziamo la rivista,
  59. sono pensate per rendere chi partecipa
    protagonista di un'esperienza
  60. e non più solo fruitore.
  61. Dall'altra è voglia di costruire
    le alternative culturali e sociali
  62. di cui sentiamo la mancanza
    e farlo con il giornale.
  63. Ancora, quando pensiamo che non basta dire
  64. che possiamo avere accesso
    a tutte le informazioni che vogliamo,
  65. ma bisogna insegnarci a farlo.
  66. E di farlo riempiendo
    di persone, contenuti e idee
  67. gli spazi vuoti della nostra città,
    gli spazi abbandonati.
  68. Questo è lo stadio Flaminio.
  69. È uno stadio al centro
    di Roma, 25.000 posti,
  70. questo posto, per 25, è enorme.
  71. Lo abbiamo occupato in 700
    alle quattro di pomeriggio
  72. per raccontare un possibile futuro diverso
    per un posto così grande e bello.
  73. Della cosa di parlò un sacco.
  74. Insomma, nei primi mesi del progetto,
  75. mentre cercavamo
    di mettere in ordine le idee,
  76. nessuno ci aveva detto
    che cosa sarebbe potuto diventare.
  77. Nessuno ci aveva mai parlato
    della quantità di emozioni,
  78. difficoltà e problemi
  79. con cui avremmo dovuto
    imparare a scontrarci.
  80. E sapete perché sono qui?
    Perché non lo abbiamo mai chiesto.
  81. Noi ci svegliamo ogni mattina
  82. e scegliamo di impegnarci
    senza fare troppe domande
  83. sulla crescita di un progetto
    che nessuno sente suo
  84. e che tutti sentiamo nostro.
  85. E Scomodo nasce proprio da questa idea,
  86. un'idea semplice e potente
  87. che subito dopo divenne
    un piano per realizzarla.
  88. Abbiamo fatto la prima riunione,
    poi stampato il primo numero
  89. e le persone hanno cominciato
    a parlare di noi.
  90. I giornali scrivono di noi,
  91. nei licei e nelle facoltà
  92. i ragazzi hanno gli adesivi
    con le copertine sui caschi.
  93. Leggono e distribuiscono la rivista.
  94. Noi, nel primo anno cresciamo,
    passiamo da 53 a 440,
  95. siamo la realtà culturale
    più partecipata d'Italia.
  96. Arriviamo a distribuire
    7500 copie gratuitamente,
  97. ogni mese, a Roma,
  98. in 200 punti e in altre 13 città d'Italia.
  99. Scomodo è la rivista studentesca
    più stampata d'Europa.
  100. Ora, strutturati e un po' più organizzati
    lavoriamo in contemporanea a 13 progetti,
  101. alcuni con partner importantissimi:
  102. Internazionale, Treccani, Green Peace.
  103. (Risate)
  104. (Applausi)
  105. Grazie.
  106. E al lancio del progetto
  107. e alla riproduzione della realtà
    in altre quattro città d'Italia.
  108. Dopo tre anni di riunioni
    in parchi, piazze e bar,
  109. stiamo anche costruendo uno spazio,
  110. e sarà uno spazio della città,
    uno spazio di tutti per tutti,
  111. con un processo unico
    di costruzione partecipata,
  112. che coinvolge già quasi 800 persone
  113. nella costruzione di un posto nuovo
    che darà spazio a tutti o quasi,
  114. e i desideri di come noi
    vive e abita la nostra città,
  115. che è Roma, se non si fosse capito.
  116. (Risate)
  117. Dietro tutto questo, un branco di pazzi,
  118. secchioni, sfigati, imbranati,
    su 30, 28 hanno le vertigini, giuro.
  119. Siamo gente comune
    e potremmo essere i vostri figli,
  120. potremmo essere quelli seduti
    accanto a voi o voi alla nostra età.
  121. E tutto questo per sottolineare
    che non sentiamo e non abbiamo mai sentito
  122. di avere niente in più rispetto a nessuno,
  123. se non la speranza
    di contribuire a fare di questo
  124. il paese nel quale
    saremmo voluti crescere.
  125. Spesso, a doverci impegnare
    per rincorrere questa speranza,
  126. ci sentiamo un po'
    come i bimbi sperduti di Peter Pan,
  127. che sognano un'isola che non c'è
    più viva e luminosa,
  128. che dia importanza al futuro
    investendo sul presente.
  129. È che però siamo sull'isola che non c'è,
    da un'altra parte rispetto alla realtà.
  130. E permettetemi, cari spettatori di TEDx,
  131. di dire che se ci sentiamo bimbi sperduti,
    forse non è solo colpa nostra.
  132. La nostra è una generazione
    frutto di decenni
  133. di disinvestimenti culturali,
    economici, politici,
  134. sull'istruzione, sulla cultura e,
    se posso, anche sulla democrazia.
  135. Ne viene una generazione di ragazzi
    oggettivamente depressi.
  136. Guardatevi intorno, siamo apatici,
    indifferenti, ignoranti.
  137. Le librerie chiudono,
    noi non leggiamo, non ci interessiamo;
  138. chiudono i cinema, i teatri,
    le redazioni: qua ci manca l'aria.
  139. E a nessuno frega niente.
  140. Ebbene, piuttosto che arrabbiarci
    e unirci al grande coro dei No
  141. abbiamo cercato e poi trovato
  142. gli strumenti per crescere
    nella società civile, negli adulti,
  143. nei grandi con cui
    prima eravamo tanto arrabbiati.
  144. Scomodo esiste anche grazie al sostegno
    dei nostri genitori,
  145. degli abbonati,
  146. di tutte le persone
  147. che non hanno mai smesso
    di credere in noi.
  148. E sapere che quando le cose vanno male,
    che quando tutto sembra finito,
  149. c'è qualcuno pronto a dire,
  150. "Tranquillo, ce la farete.
    Anzi, ce la faremo".
  151. Non è importante, è tutto, è bellissimo.
  152. Un progetto senza una comunità
    che lo sostiene non è niente, non è reale.
  153. Ora, tutto questo discorso
    è con un obiettivo e un sogno:
  154. l'obiettivo è quello di trasmettervi
  155. l'importanza e il potenziale
    della speranza,
  156. in quanto la speranza
    motiva le nostre scelte nella vita reale
  157. ed è un insieme di scelte
    a generare cambiamenti, anche enormi.
  158. E il mondo ha bisogno
    di questi cambiamenti,
  159. il mondo non vuole rimanere uguale,
    il mondo ha bisogno di trasformarsi,
  160. il mondo ha bisogno
  161. di innovazione,
  162. il mondo ha bisogno di noi
    che crediamo in lui.
  163. Il mondo ha bisogno di migliorare,
    noi abbiamo bisogno che il mondo migliori
  164. e il piccolo sogno
    è che voi tutti possiate,
  165. usciti da quella porta,
    contribuire a fare questo.
  166. Fatelo per voi stessi, fatelo per noi,
    fatelo per chi vi pare,
  167. però per favore fatelo,
    perché ce n'è bisogno.
  168. E perché, dopotutto,
    io mi chiamo Tommasino
  169. e in realtà non so fare
    niente di speciale,
  170. ma ho preso un treno,
    sono venuto fino a qua
  171. e sono emozionatissimo.
  172. E l'ho fatto solo per dirvi
    che forse potete quello che volete.
  173. Grazie.
  174. (Applausi)
  175. Grazie, grazie.
  176. (Applausi)
  177. Grazie.
  178. (Applausi)