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Mi chiamo Andira Angeli.
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Il mio orientamento sessuale è pansessuale
la mia identità di genere travesti
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e il mio pronome è lei.
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Dopo non aver vissuto con mia madre
per molti anni,
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con la pandemia sono tornata a casa sua,
ed è diventato insostenibile
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psicologicamente.
C'era davvero molta violenza.
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È stato allora che ho scoperto il rifugio
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direttamente come ospite.
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Mi hanno accolta e sostenuta.
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La mia relazione con Casa Miga
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è iniziata in un momento della mia vita
in cui vivevo
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una vulnerabilità sociale.
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Non avevo una casa o un lavoro.
Così il rifugio mi ha accolta e aiutata.
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La casa è importante per la comunità LGBT+
per diversi motivi,
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specie in questa regione, dove è il primo
rifugio nel nord del Paese.
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Un rifugio LGBT+.
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Questo di per sé dimostra l'importanza
di avere un posto simile.
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È il luogo dove la nostra comunità
trova riparo nel momento del bisogno,
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soprattutto quando le persone si trovano
in un momento di vulnerabilità sociale,
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quando sono cacciati di casa,
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quando succede qualcosa in famiglia,
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è qui in questa casa che trovano
un posto dove essere al sicuro.
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Oltre a fornire un tetto, cibo,
che sono il minimo,
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promuoviamo, per l'esattezza,
corsi di sviluppo e di formazione,
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abbiamo l'orientamento sociale,
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il sostegno psicologico
e assistenza legale, se necessario,
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generi alimentari di prima necessità
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e opportunità di lavoro.
A volte ci contattano con offerte
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per la nostra comunità.
Quindi ci occupiamo di fare da tramite.
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È davvero forte l'impatto che ha la casa
sulla vita delle persone, davvero...
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perché dà tante opportunità che di solito
per noi sono difficili da ottenere.
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In genere, pensare di avere cure
psicologiche è molto improbabile per noi.
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Come anche un sostegno sociale.
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Quindi, sono cose che hanno un impatto
sulle nostre vite.
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La casa mi ha migliorato la vita nel senso
che mi ha fatto crescere professionalmente
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e mi ha accettata in quanto donna trans,
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la donna trans che sono oggi.
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Accade qualcosa di veramente forte
quando arrivi qui,
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ed è essere circondata dalla tua comunità.
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Quando eravamo...
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Quando sono stata accolta,
c'erano molti travesti nel rifugio.
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Così abbiamo creato
il nostro piccolo gruppo.
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Abbiamo messo le nostre sedie in cerchio
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e abbiamo parlato. Abbiamo chiacchierato,
fumato una sigaretta.
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Ed era come quando ci si trova
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e spesso si parla delle proprie vite
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e poi in silenzio ci riconoscevamo
l'una nell'altra.
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Questo ha cambiato molte cose per noi.
Ci ha dato molta forza.
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Cose che sono indispensabili
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cose che non troviamo in molti posti.
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Un rifugio è un lavoro molto complesso.
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Quindi dobbiamo essere disponibili,
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deve esserci qualcuno disponibile
24 ore al giorno.
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Perché non si finisce mai.
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Le persone vivono, mangiano qui.
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Sono soldi.
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Per avere persone disponibili qui,
devo pagargli lo stipendio,
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perché quella persona non potrà lavorare
altrove.
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Gli aiuti statali farebbero la differenza,
sì,
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perché sarebbero soldi garantiti
alla casa.
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Quindi sarebbe come una collaborazione
importante per la casa,
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se il governo abbracciasse la causa,
per iniziare.
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Quando è nata Casa Miga
i primi gruppi operativi
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si sono scagliati contro
le politiche pubbliche.
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Contro le modifiche legislative
e tutto il resto.
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E quando l'hanno fatto,
quando sono arrivati in questi spazi
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in luoghi come il Parlamento,
l'amministrazione comunale,
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la risposta data a Casa Miga è stata
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che a Manaus non c'erano persone LGBT+
in situazioni sociali vulnerabili.
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Questa è stata la risposta.
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Per questo motivo Casa Miga
non ha avuto fondi pubblici inizialmente
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e continua a non averli.
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Ma perché? Perché non abbiamo
questi numeri, sapete?
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La casa, oltre a offrire tutti i servizi,
è un registro di questi numeri.
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Dall'inizio, a Casa Miga sono passate
oltre 300 persone.
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Questo numero già conferma che sì,
ci sono persone vulnerabili.
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Quest'anno è stato molto duro per noi
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in termini di risorse finanziarie.
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Avevamo 15 persone nel team,
tra volontari e personale.
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Un personale che non avrebbe avuto
più uno stipendio
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perché non potevamo permettercelo.
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Quindi ero molto preoccupata.
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Come saremmo andati avanti senza persone?
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Senza risorse umane?
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Ed è stato allora che mi sono seduta
e ho parlato con tutti
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e tutti mi hanno detto che avrebbero
continuato a lavorare
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con o senza stipendio.
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E i volontari sarebbero rimasti
a fare volontariato.
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E penso che per me
sia stato il riconoscimento più grande,
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perché un conto sono le mie convinzioni,
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un'altra cosa è avere un team intero
che crede in questo lavoro.
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Sogno che un giorno la casa
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inizi a vivere e prosperare,
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perché per ora sopravvive.
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Il mio sogno è che la permanenza
a Casa Miga per tutti gli ospiti
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sia una cosa che ricorderanno per sempre.
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"Oh, ti ricordi quell'evento a Casa Miga
quando ero lì, quando mi aiutavano?"
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o "Ricordi quel corso che ho fatto a Casa
Miga che mi ha dato un lavoro e una vita?"
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Sogno che Casa Miga
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possa creare quel tipo di narrativa.
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Storie che ci portino fuori
dai nostri luoghi di sofferenza,
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di vulnerabilità, di mancanze...
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fuori da tutti quei luoghi in cui
sono spinti i nostri corpi.
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In posti dove troviamo l'eccellenza.
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La vera eccellenza.
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Come comunità e come individui
che sviluppano questo progetto.
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Essere in grado di vederlo crescere,
vedere me stessa lavorare qui,
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diventare una volontaria
quando finisco gli studi.
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E vedere altre persone aiutate
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in un modo che non crei problemi
alla Casa,
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ma che sia una cosa normale.
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Potere offrire l'accoglienza
e il sostegno senza preoccuparsi
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se domani chi si trova qui
avrà qualcosa da mangiare o no.
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Quindi il mio sogno è arrivare al punto
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in cui possiamo vivere
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capite?
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Al punto in cui la casa può prosperare,
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può pagare le persone che lavorano qui,
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può dare da mangiare a sufficienza
a tutti quelli che vivono qui
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a chi cerca i nostri servizi,
a chiunque sia in cerca di aiuto.
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