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Questa è la storia di un mondo
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e dei suoi confini e territori,
tracciati dal traffico degli schiavi.
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Un mondo in cui violenza,
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sottomissione e guadagno,
si imposero
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e crearono imperi.
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A quei tempi,
mancava il petrolio.
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Gli schiavi erano la forza
dietro agli imperi emergenti.
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Nel 13esimo secolo,
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l'Europa scoprì
di essere molto vicina
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ad una delle aree commerciali
più importanti del mondo.
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Tendiamo a dimenticare
la ricchezza dell'Africa di quei tempi.
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L'Atlante Catalano,
stuzzicava la fame di conquista europea.
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Mappava i venti,
per il bene dei viaggiatori.
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Forniva anche informazioni
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riguardo le forze militari
delle varie nazioni.
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Inoltre forniva una mappa economica,
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che tracciava le rotte commerciali
verso l'Africa e le sue risorse.
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Fu un piccolo impero
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ad ottenere per primo
il controllo sulle coste africane:
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il Portogallo.
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Nella sua scia, una nuova rete
di schiavitù fu disegnata.
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All'inizio,
questo era un progetto portoghese.
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Erano appena finite le crociate:
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l'aspra guerra
con i musulmani nel sud.
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Dunque, parte dell'avventura in Africa
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era per assicurasi una protezione
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e forse anche per assicurarsi
un vantaggio contro i musulmani.
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Lisbona.
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La città più grande del Portogallo
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e la sola capitale europea
della costa atlantica.
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Alla foce del Tago,
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il Monumento alle Scoperte
evoca nostalgia
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dei tempi in cui i portoghesi
fecero del mondo la propria casa.
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Incisi nella pietra, a circa 52 metri
sopra il mare,
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gli eroi del Portogallo,
pionieri della Conquista,
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guardano trionfanti oltre l'oceano
donatore di benestare e prestigio.
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Sono guidati
dal Principe Enrico "il Navigatore",
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artefice di un rischioso progetto:
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aprire una nuova rotta commerciale
attraverso l'Oceano Atlantico.
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Il suo scopo era evitare i rivali
musulmani nel Mediterraneo
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e ottenere accesso
alla Costa d'Oro dell'Africa.
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Nel 13esimo secolo,
i portoghesi riuscirono
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a cacciare gli arabi
dal loro territorio.
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L'Impero era dunque libero
di iniziare la compagnia di conquista.
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Promettendo oro e potere,
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Enrico il Navigatore convinse la nobiltà
a seguirlo in questa avventura.
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Enrico il Navigatore era
il principe ereditario.
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Era una figura mitologica,
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un grande principe cristiano portoghese
dipinto come molto devoto.
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Iniziò al comando
di bande criminali:
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pirati che catturavano prigionieri.
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Per affrontare l'Atlantico, un oceano
che pochi avevano osato esplorare,
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il Principe Enrico aveva una nuova
e rivoluzionaria imbarcazione.
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Le caravelle:
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velieri con un ponte alto
capaci di
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affrontare tempeste in mare aperto.
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I portoghesi scelsero una rotta marittima
verso la costa occidentale dell'Africa.
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Capo Bojador, le isole Vergini
e Capo Verde.
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Ogni miglio percorso era una vittoria
contro i musulmani,
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che si trovavano nella parte
settentrionale del continente.
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Il Portogallo ha celebrato
i suoi grandi esploratori,
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dimenticando che la fortuna di molti
di loro viene dalla tratta degli schiavi.
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Oggi, Lisbona è in fase di restauro.
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Dopo il Monumento alla Scoperta,
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i lavori di ristrutturazione
si estesero fino al quartiere dell'Alfama.
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Con l'avanzare delle costruzioni,
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le ricchezze della prima "città mondiale"
sono riaffiorate.
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Per caso,
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alcuni operai scoprirono le fondamenta
del porto commerciale principale.
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Nel giro di un secolo,
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Lisbona diventò la più ricca
capitale europea,
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lasciando indietro Parigi,
Londra e Amsterdam.
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Vasi cinesi, anfore dall'Indonesia,
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vetri ornamentali da Macao.
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E tra i cocci di terracotta
provenienti da tutto il mondo,
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fu rinvenuto anche uno scheletro
di una donna.
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Test del DNA iniziali rivelarono
che si trattava di una schiava africana,
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seppellita senza un nome o una lapide.
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L'archeologia della schiavitù,
un settore relativamente recente,
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sta riesumando una storia lunga
e mai raccontata:
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il destino di un milione di africani
che vennero spediti in Europa
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tra il quindicesimo e
il diciottesimo secolo.
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Questa fu un'economia
estremamente crudele e predatoria.
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I portoghesi li sbarcavano e,
armi alla mano,
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catturavano gli abitanti
delle coste africane,
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partendo da Mauritania ed arrivando
in Senegal,
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casa di molti pescatori poveri.
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Venivano catturati con le reti.
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Ad ogni missione ne catturavano dozzine
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e caricati sulle navi
per essere poi portati in Europa.
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In varie località
tra Marocco e Mauritana,
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i mercenari del principe Enrico
rapivano civili disarmati.
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Deportati in Portogallo,
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questi prigionieri venivano scaricati
nel primo porto sulla via del ritorno:
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Lagos.
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Su questo tratto di costa,
una mattina d'agosto del 1444,
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250 uomini, donne e bambini
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che furono catturati
sulle coste dell'Atlantico
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vennero venduti al maggior offerente.
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Era un evento importante:
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il primo bottino portato
nel Paese
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dai Conquistatori portoghesi.
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Erano partiti alla ricerca dell'oro,
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ma erano tornati con degli schiavi.
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L'evento era talmente atteso
che Gomes Eanes de Zurara,
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il cronista principale del regno,
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si recò sulla spiaggia di persona
per documentare l'evento.
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Il giorno seguente,
l'8 agosto,
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di mattina presto a causa del caldo,
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gli equipaggi iniziarono a preparare
le barche,
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scaricare i prigionieri e portarli
a riva, come ordinato.
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Qualcuno guardava in basso, il viso
bagnato dalle lacrime;
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qualcuno guardava gli altri
e gemitava per il dolore;
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qualcuno guardava verso il paradiso,
fissando lo sguardo,
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gridando forte,
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come se chiedesse aiuto
al Signore;
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qualcuno si dava dei colpetti
sulle guance,
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o si buttava a terra;
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qualcuno trasformava le lamentele
in canzoni
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come da costume del loro paese.
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E nonostante la loro lingua
non foss
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il loro dolore
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