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Il mito degli occhi rubati - Nathan D. Horowitz

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    Nel cuore della foresta amazzonica,
    nel fiume Nea'ocoyà,
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    viveva, secondo un mito Siekopai,
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    un banco di pesci assai grandi e saporiti.
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    Comparivano con le piogge,
    all'innalzarsi delle acque
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    e sparivano non appena
    il livello tornava alla normalità.
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    Le genti del fiume
    celebravano questa caccia eccezionale,
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    e ne volevano di più.
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    Li seguirono risalendo il fiume
    nel profondo della giungla,
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    fino a una laguna che risuonava
    con il fragore di pesci saltellanti.
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    L'intero villaggio si accampò
    sulla rive della laguna,
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    portando con sé il barbasco,
    un veleno per stordire i pesci.
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    Nel frattempo, il giovane sciamano
    fece due passi.
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    Aveva la sensazione
    di non essere completamente solo.
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    Giunse fino a un albero
    dal quale usciva un mormorio così forte
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    da sovrastare persino
    il fragore dei pesci.
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    Era la prova certa
    che fosse abitato dagli spiriti.
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    Tornato al campo base, avvertì gli altri
    che i pesci avevano un proprietario.
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    Decise che lo avrebbe trovato.
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    Fino al suo ritorno,
    nessuno avrebbe dovuto pescare.
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    Si recò all'albero bisbigliante.
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    Il grande tronco cavo ospitava
    una casa piena di indaffarati tessitori.
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    Il loro capo lo invitò ad entrare,
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    spiegandogli che i piccoli e succosi
    frutti di siripia erano quasi maturi,
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    e intrecciavano ceste per la raccolta.
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    Sebbene avessero sembianze e modi umani,
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    lo sciamano sapeva che erano Juri,
    o goblin dell'aria,
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    capaci di volare e controllare i venti.
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    Gli insegnarono l'arte dell'intreccio.
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    Prima che lo sciamano se ne andasse,
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    il capo goblin gli sussurrò all'orecchio
    alcune misteriose indicazioni.
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    Infine gli suggerì di legare
    un ciuffo d'ananas fuori da un tronco cavo
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    e ripararcisi durante quella notte.
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    Tornato al campo, vide gli altri pescare
    con il barbasco, cucinare e mangiare.
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    Solo sua sorella minore si era astenuta.
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    Infine, tutti gli altri
    caddero in un sonno profondo.
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    Lo sciamano e sua sorella
    gridarono e li scossero,
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    ma nessuno si svegliò.
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    Stava per calare la notte,
    così lo sciamano e sua sorella
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    annodarono il ciuffo d'ananas
    a un tronco e si intrufolarono dentro.
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    Si alzò un forte vento,
    segno dell'arrivo dei goblin d'aria.
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    Spezzò rami e abbattè alberi.
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    Si udirono le grida
    di caimani, boa e giaguari.
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    L'acqua iniziò a salire.
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    I pesci balzarono giù
    dagli essicatori e fuggirono via.
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    Il ciuffo d'ananas si trasformò in cane.
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    Abbaiò tutta la notte, tenendo alla larga
    le creature della giungla dall'albero caduto.
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    Alle prime luci dell'alba,
    le acque si ritirarono.
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    I pesci erano spariti,
    come quasi tutte le persone:
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    gli animali selvaggi li avevano divorati.
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    Sopravvissero solo
    i familiari dello sciamano.
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    Quando si volsero verso di lui,
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    lo sciamano comprese quali frutti
    intendessero davvero cogliere i goblin:
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    non erano interessati
    ai frutti di siripia,
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    bensì agli occhi umani.
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    La sorella maggiore
    chiamò a sé lo sciamano,
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    cercando di toccargli il viso
    con le lunghe unghie affilate.
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    Egli indietreggiò
    e ricordando le parole del capo goblin
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    lanciò semi di palma
    sul volto della sorella.
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    I semi si tramutarono in occhi.
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    Ma lei divenne
    un pecari dalle labbra bianche e fuggì;
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    ancora viva, ma non più umana.
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    La comunità dello sciamano
    e della sorella minore era sparita.
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    Si spostarono in un altro villaggio,
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    dove insegnarono a tutti
    a intrecciare ceste,
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    come i goblin avevano fatto con loro.
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    Ma non dimenticò
    le ultime parole del capo goblin
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    su come ottenere vendetta.
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    Ritornò alla dimora dei goblin dell'aria
    con dei peperoncini avvolti in foglie.
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    Mentre i goblin scrutavano
    dai fori nel tronco,
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    lo sciamano appiccò un fuoco
    e vi gettò dentro i peperoncini.
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    Le fiamme ben presto
    iniziarono a fumigare l'albero.
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    I goblin che si erano cibati
    degli occhi umani morirono.
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    Quelli che non l'avevano fatto,
    erano abbastanza leggeri da volare via.
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    Perciò sia goblin che umani,
    pagarono un prezzo molto alto.
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    Tuttavia vissero per raccontare la storia,
    proprio come lo sciamano.
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    Nei miti Siekopai,
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    dove il mondo degli uomini
    e degli spiriti si incontrano,
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    non esistono vincitori indiscussi,
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    e persino la morte
    è un'occasione per il rinnovamento.
Title:
Il mito degli occhi rubati - Nathan D. Horowitz
Speaker:
Nathan D. Horowitz
Description:

Segui la lezione integrale su: https://ed.ted.com/lessons/the-amazonian-myth-of-the-goblins-revenge-nathan-d-horowitz

Nel cuore della foresta amazzonica, lungo il fiume Nea'ocoyá viveva un banco di pesci particolarmente grossi e appetitosi. Apparivano con le piene dovute alla piogge e scomparivano una volta ritirate le acque. Le genti lungo le rive li inseguirono fino a una laguna e si accamparono. Ma un giovane sciamano presto presagì che non erano affatto soli. Nathan D. Horowitz racconta i dettagli della leggenda Siekopai sui goblin dell'aria.

Lezione curata da Nathan D. Horowitz, diretto da Yijia Cao & Mohammad Babakoohi, narrato da Jack Cutmore-Scott].

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Video Language:
English
Team:
TED
Project:
TED-Ed
Duration:
05:12

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