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Documentario "Ubuntu. Io sono perché noi siamo"

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    Eh, in questi anni è cambiato molto perché
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    prima le cose erano un po' più
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    diverse gente più semplice, gente che...
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    frequentava il centro del paese, come
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    posso dire...e ora stanno più in casa,
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    è meno...è meno vissuto, forse il paese.
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    Prima eravamo tutti più concentrati sulla
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    mia bottega... ecco il mondo, la vita...
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    l'era svolta lì.
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    E anche per conoscersi, per capirsi
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    per avere opinioni anche diverse
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    ma per arrivare a un dialogo poi ....
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    era più facile.
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    Era vita, secondo me era vita.
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    Poggio alla Croce si potrebbe
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    definire una "piccola Svizzera"
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    E' in un posto bellissimo
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    tra il Chianti ed il Valdarno
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    Gli abitanti sono operosi e collaborativi
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    in estate viene organizzata una bella
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    rassegna che attira la gente
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    dalle due valli.
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    Quando ci sono delle problematiche
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    come il ghiaccio d'inverno, allora
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    le informazioni circolano nella rete
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    e quindi sembrava un paesino ideale. Ecco
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    Quando poi nel nell'aprile del 2017 arriva
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    la "bomba": una notizia,
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    arrivano trenta migranti nel "palazzo",
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    che sarebbe l'ex albergo
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    che c'è in mezzo al paese.
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    Sembrava che stesse per atterrare
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    un'astronave con dentro
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    gli "omini" neri.
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    Arriva l'uomo nero...
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    Arriva l'uomo nero,
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    e tutti siamo con le creste ritte,
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    impressionati..
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    anche io, eh,
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    devo dire la verità.
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    Anche se lo senti dire però senti dire il
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    bene ed il male di questi ragazzi.
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    La reazione più più forte, più intensa
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    più ampia è stata di rifiuto immediato,
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    quella che chiamiamo reazione "di pancia".
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    E' quella che ha causato l'organizzazione
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    immediata, per cui nel giro di tre giorni
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    sono comparse 230 firme contro,
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    laddove noi, gli abitanti, siamo 190.
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    C'è stata una prima riunione un anno
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    e mezzo fa, d'estate,
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    prima che arrivassero i migranti,
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    quindi non conoscevamo le persone,
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    non avevamo dato un volto,
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    non avevamo ha dato un nome
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    a queste persone.
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    E c'è stata una riunione nel paese.
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    Io non sono di Poggio alla Croce,
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    vengo dal paese vicino....
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    e nella riunione ci sono state
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    delle persone che proprio erano
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    aggressive, ma perché avevano paura.
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    La loro reazione non è frutto
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    della cattiveria, ma dietro c'è anche
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    una realtà che bisogna raccontare
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    bisogna dire che era dovuta al fatto che
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    nessuno era preparato a questo,
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    nessuno era stato avvertito
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    che venivano gli stranieri, i migranti
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    Siccome fecero fare delle firme,
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    ma io ero d'accordo solamente
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    perché volevo sapere questi ragazzi
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    come venivano sistemati,
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    cosa venivano a fare..
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    poi invece non era quello il motivo,
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    era perché non ce li volevano,
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    e allora ho detto che questa firma
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    era stata estorta e che non ero d'accordo.
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    Hanno detto: «Fra un anno
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    vi si rammenterà, vedrete,
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    perché noi abbiamo paura..
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    Io ho una bambina di 18 mesi che
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    probabilmente non potrò mandare
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    nella strada» ... addirittura
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    le prime volte ci avevano, mi avevano,
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    chiesto di firmare, io non ho voluto
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    firmare e sono diventata la pecora nera
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    Sono neri, il discorso è uno solo,
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    e quello magari si riesce poco bene
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    a digerire ...non è facile l'integrazione,
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    quello no, anche per loro.
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    C'era una sensazione, un'atmosfera
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    tremenda a me tremavano le gambe
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    veramente ..
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    ho riconosciuto dei bambini
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    che ho visto quando erano piccoli e,
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    ormai grandi, spaventatissimi,
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    che hanno iniziato a dire
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    che non li volevano,
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    che non volevano i migranti
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    perché la loro vita sarebbe cambiata,
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    non avrebbero potuto più andare in giro
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    per il Poggio tranquilli,
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    e non avrebbero potuto
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    più fare le passeggiate..
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    ma lo urlavano in modo proprio aggressivo
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    e io ho iniziato a tremare e
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    avrei voluto dire,
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    non sono riuscita perché tremavo,
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    che mi dispiaceva tantissimo
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    vedere che dei bambini
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    che da piccoli erano stati abituati
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    alla condivisione, a stare tutti insieme
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    mi ricordo che allora c'erano anche
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    dei bambini di colore nelle nostre classi,
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    che giocavano tutti insieme
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    ora erano diventati così
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    e che mi facevano paura loro
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    più che i migranti che dovevano arrivare,
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    perché sentivo una rabbia una violenza
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    che mi spaventava
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    Quando poi l'astronave con gli "omini neri"
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    era effettivamente atterrata
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    alla fine riuscimmo ad organizzare
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    in un locale sotto la chiesa
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    che poi è quello che
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    Don Martin il nostro parroco,
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    ha messo a disposizione
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    per tutto il resto della vicenda,
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    ad organizzare
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    un primo cerchio dove facemmo,
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    proprio all'inizio, un gioco disposti
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    sulle sedie in maniera del tutto casuale,
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    quindi mescolati, un po' di loro un po'
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    di noi .. E cominciammo il gioco,
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    attaccammo un pezzo di carta alla parete
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    ed ognuno di noi cominciò a scrivere..
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    «Andrea Formiconi, italiano,
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    parla l'italiano».. E poi puntando il
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    pennarello verso uno a caso,
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    quello è il suo turno e allora lui scrive
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    e ognuno di noi quindi scriveva
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    di che paese era, come si chiamava
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    e che lingua parlava.
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    In questo semplice gioco si aprì
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    sostanzialmente un mondo,
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    un universo perché su quattordici
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    o quindici ragazzi vennero fuori dodici
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    o tredici lingue
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    E poi venne fuori che c'erano
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    degli analfabeti che si riconoscevano
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    perché impugnavano in maniera improbabile
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    il pennarello e in realtà non scrivevano
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    il loro nome ma lo disegnavano.
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    Però allo stesso tempo c'erano ragazzi
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    invece scolarizzati, ad un estremo
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    c'era un ragazzo che poi emerse
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    che addirittura era scappato
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    quando stava facendo
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    il quarto anno di matematica.
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    Questo fa capire il ventaglio enorme
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    di storie e situazioni umane diverse
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    che c'è dietro a questo stereotipo,
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    che noi chiamiamo con nomi univoci:
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    il migrante; dove ad ognuno viene in testa
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    un omino nero, sempre il solito,
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    con una storia standard:
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    assolutamente no!
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    Io credo che la scintilla che ha mosso
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    tutta questa voglia della scuola
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    è stato un ragazzo maliano, Alì,
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    che mi aveva individuata perché
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    avevamo parlato un po' francese
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    ed un giorno l'ho visto arrivare
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    a casa mia - io non abito in paese c'è un
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    chilometro e mezzo di strada sterrata
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    è arrivato da solo, con quaderno e matita
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    dicendomi:
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    «Io voglio imparare l'italiano».
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    Noi siamo tre che si sono imbarcati
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    in questa avventura della "scuolina"
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    di Poggio alla Croce
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    non sapendo cosa ci sarebbe successo.
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    Bisognava fare qualcosa
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    per aiutare questi ragazzi e si pensava
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    che la cosa migliore fosse
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    insegnare loro l'italiano, più che altro
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    aiutarli ad avere fiducia in loro stessi.
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    Come noi abbiamo paura dei loro neri,
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    loro hanno paura di noi bianchi,
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    loro hanno paura di noi.
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    Poi la cosa buffa è che avevamo coinvolto
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    un sacco di gente che non c'entrava niente
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    con l'insegnamento: c'era Marcie,
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    una canadese, che sapeva pochissimo
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    l'italiano ma è stata insegnante
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    di italiano, e poi abbiamo avuto
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    anche Willy, che ancora è qui
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    con noi che legge, fa il dettato,
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    fa tutte le cose con questi ragazzi
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    Sono una maestra delle elementari
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    al martedì esco dalla mia classe,
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    magari stanchissima,
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    soprattutto l'anno scorso
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    che avevo una prima,
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    e mi siedo in macchina e dico:
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    no, ma chi me lo fa fare?
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    Ma io sono matta, ma perché vado là
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    che sono stanchissima,
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    dovrei andare a casa a riposarmi
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    o a fare da cena e poi invece
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    chiudo gli occhi e penso: se è una cosa
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    giusta quella che sto facendo,
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    mi arriveranno le energie! E parto
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    e poi sono felice perché arrivi lì
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    e vedi
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    quei sorrisi coi denti bianchi
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    quegli occhi felici...
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    che ti aspettano
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    che ti ringraziano che sono lì,
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    che non vedono l'ora
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    che gli insegni qualcosa.
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    Sono arrivata qui un po' per caso,
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    ho conosciuto questa esperienza
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    grazie ad Andreas, ai suoi racconti
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    nelle aule universitarie e ho deciso
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    di venire a dare un'occhiata.
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    La domanda che mi si rivolge più spesso
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    è perché lo faccio, soprattutto perché
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    quello che colpisce di me è il fatto
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    che arrivo da quasi 90 chilometri
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    di distanza quindi mi faccio
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    comunque quasi due ore di macchina
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    solo per arrivare qui.
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    Non è facile spiegarlo,
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    perché la ragione
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    risiede in tantissime piccole cose:
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    sono i gesti, gli sguardi, le emozioni,
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    le sensazioni che provi quando
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    stai a contatto con queste persone,
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    con questi ragazzi, che poi alla fine
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    sono vite, sono esperienze,
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    sono mondi con cui tu vieni a contatto
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    e di cui tu spesso non sai niente.
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    Io vado a scuola a Figline Valdarno
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    ogni giorno,
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    Il lunedì e il martedì vado con la macchina
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    ma gli altri giorni con la bicicletta.
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    Andare non è difficile, ma lo è ritornare
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    perché ci vuole un'ora e trenta minuti,
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    è faticoso.
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    Quando ero in Africa non sono andato
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    a scuola e fortunatamente mi sono
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    ritrovato in Europa e ho incontrato
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    le persone che mi stanno aiutando
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    e mi hanno iscritto a scuola.
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    Il mio obiettivo è imparare
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    la lingua italiana
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    vorrei restare in Italia, vorrei lavorare
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    per aiutare la mia famiglia in Africa.
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    Allora devo concentrarmi per studiare
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    è il mio obiettivo
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    Mi chiamo Madou Koulibaly, vengo
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    dalla Guinea e ho 20 anni.
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    Sono arrivato in Italia da un anno
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    e due mesi, è stato un viaggio
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    molto difficile, non posso dimenticarlo,
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    è stato molto pericoloso.
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    Ho sacrificato la mia vita
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    per cercare la fortuna in Europa
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    e grazie a Dio sono entrato in Italia
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    il 13 giugno 2018
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    e sono stato trasferito
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    a Poggio alla Croce.
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    Ho incontrato delle persone
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    bravissime che mi hanno
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    trattato come se fossi uno di loro,
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    loro sono come i miei genitori qui,
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    non solo io ma tutti gli africani
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    che vivono a Poggio alla Croce.
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    Vorrei continuare a studiare,
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    se c'è la possibilità,
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    mi piacerebbe
  • 19:05 - 19:07
    andare a studiare ed imparare
  • 19:07 - 19:11
    un mestiere, ad esempio il saldatore.
  • 19:44 - 19:47
    L'Italia mi ha salvato nel mare,
  • 19:47 - 19:49
    in Italia sono andato a scuola
  • 19:49 - 19:52
    e vorrei continuare a studiare ancora,
  • 19:52 - 19:54
    non so cosa succederà dopo.
  • 19:54 - 19:57
    Poggio alla Croce è il mio villaggio.
  • 20:01 - 20:03
    Il cammino è caotico,
  • 20:03 - 20:05
    non si può pretendere di seguire
  • 20:05 - 20:07
    un filo preordinato:
  • 20:07 - 20:09
    ucciderebbe questo tipo di scuola.
  • 20:09 - 20:12
    Quindi bisogna essere disposti a andare
  • 20:12 - 20:14
    dove il vento ti indica
  • 20:14 - 20:15
    che è opportuno andare.
  • 20:15 - 20:18
    Un esempio può essere quello in cui
  • 20:18 - 20:20
    Samba aveva scritto il curriculum
  • 20:20 - 20:23
    al computer allora naturalmente
  • 20:23 - 20:24
    tu cerchi di dare una mano..
  • 20:24 - 20:26
    "Samba, ma questo che cosa vuol dire,
  • 20:26 - 20:27
    questo che cos'è?"..
  • 20:27 - 20:28
    Ad un certo punto c'è scritto
  • 20:28 - 20:32
    "esperienza di guida" allora io dico:
  • 20:32 - 20:35
    "Samba ma tu che cosa guidavi?"..
  • 20:35 - 20:37
    lui si illumina immediatamente e dice
  • 20:37 - 20:38
    "mucca!"
  • 20:39 - 20:42
    E da lì è nato tutto un altro discorso,
  • 20:42 - 20:44
    su come cambiano le cose nel tempo,
  • 20:44 - 20:46
    come cambiano in Africa come cambiano qui.
  • 20:46 - 20:48
    Ecco questo è un esempio di digressione.
  • 20:48 - 20:50
    E' una scuola centrata sull'uomo,
  • 20:50 - 20:51
    sostanzialmente
  • 21:55 - 21:57
    Tutti abbiamo le soffitte piene
  • 21:57 - 21:58
    di vecchi computer, non sappiamo
  • 21:58 - 21:59
    che farcene..
  • 21:59 - 22:02
    E’ un problema perché tocca portarli
  • 22:02 - 22:05
    all'ecocentro e così allora noi da mesi
  • 22:05 - 22:08
    diffondiamo questa informazione:
  • 22:08 - 22:10
    hai un computer vecchio,
  • 22:10 - 22:11
    non sai che fartene,
  • 22:11 - 22:12
    per te è un problema? prima di
  • 22:12 - 22:14
    portarlo all'ecocentro dallo a noi,
  • 22:14 - 22:18
    ci installiamo una versione del sistema
  • 22:18 - 22:21
    operativo in software libero, cioè Linux,
  • 22:21 - 22:24
    ed in particolare delle varianti di Ubuntu,
  • 22:24 - 22:27
    versione leggera che sta bene nei computer
  • 22:27 - 22:29
    vecchi, li "resuscita" facilmente.
  • 22:29 - 22:32
    Il sistema operativo Ubuntu
  • 22:32 - 22:36
    si chiama così perché è un concetto
  • 22:36 - 22:38
    che è nato nell'Africa del sud e
  • 22:38 - 22:42
    Nelson Mandela in un bellissimo video che
  • 22:42 - 22:43
    poi abbiamo utilizzato
  • 22:43 - 22:44
    per un lavoro con i ragazzi
  • 22:44 - 22:47
    lo descrive con una piccola storia:
  • 22:47 - 22:50
    un tempo, quando un viandante arrivava
  • 22:50 - 22:52
    in un villaggio era stanco, assetato,
  • 22:52 - 22:54
    affamato, nessuno gli avrebbe
  • 22:54 - 22:56
    mai fatto una domanda,
  • 22:56 - 22:58
    gli portavano semplicemente da bere
  • 22:58 - 23:00
    e da mangiare. Questo è Ubuntu, cioè
  • 23:00 - 23:03
    pensare all'altro nella consapevolezza
  • 23:03 - 23:05
    che questo crea una comunità
  • 23:05 - 23:08
    che vive bene se tutti facciamo così.
  • 23:08 - 23:11
    Ubuntu è una grande filosofia africana,
  • 23:15 - 23:18
    che prima di arrivare all'aiuto
  • 23:18 - 23:22
    parte dal fatto che tutti siamo fratelli
  • 23:22 - 23:24
    e se aiuto una persona
  • 23:24 - 23:26
    quella persona può aiutare
  • 23:26 - 23:28
    un'altra persona vicino a me,
  • 23:28 - 23:30
    quindi un collegamento generale
  • 23:30 - 23:33
    della società in quanto ci consideriamo
  • 23:33 - 23:34
    tutti fratelli e sorelle.
  • 23:35 - 23:37
    Quello che è successo a Poggio alla Croce
  • 23:37 - 23:40
    è Ubuntu, è proprio Ubuntu autentico.
  • 23:45 - 23:50
    Io penso che seguire un principio per cui
  • 23:50 - 23:53
    se io aiuto l'altro e l'altro aiuta me
  • 23:53 - 23:55
    si vive meglio tutti e due,
  • 23:55 - 23:58
    piuttosto che farsi la lotta fra di noi,
  • 23:58 - 24:00
    anche se nella lotta poi magari
  • 24:00 - 24:02
    c'è uno che vince e che quindi
  • 24:02 - 24:03
    può essere più soddisfatto
  • 24:03 - 24:04
    di quello che perde.
  • 24:04 - 24:07
    Questo mi ha sempre guidato,
  • 24:07 - 24:11
    da quando ho in qualche modo avuto
  • 24:11 - 24:13
    la ragione, nella mia vita
  • 24:13 - 24:15
    ho sempre passato il tempo,
  • 24:15 - 24:20
    che avevo a disposizione, nel sociale
  • 24:20 - 24:23
    ma per questo motivo, non per buonismo..
  • 24:23 - 24:26
    non è che sia buono allora penso che
  • 24:26 - 24:30
    per essere buoni bisogna fare del bene
  • 24:30 - 24:32
    quindi aiutare gli altri, fare la carità..
  • 24:33 - 24:35
    no, è forse un modo egoistico,
  • 24:35 - 24:37
    cioè io penso di guadagnarci qualcosa
  • 24:37 - 24:41
    in questo modo e quindi riuscire
  • 24:41 - 24:43
    a vivere meglio, essere sereni..
  • 24:43 - 24:45
    Si prendono delle fregature, tante,
  • 24:45 - 24:48
    ma non sono fregature
  • 24:48 - 24:49
    come chi lotta poi perde,
  • 24:49 - 24:56
    sono forse opportunità che ci lasciano
  • 24:56 - 25:00
    magari un po' col sapore amaro in bocca,
  • 25:00 - 25:05
    ma che non creano grossi disagi
  • 25:05 - 25:08
    perché sappiamo di doverli avere
  • 25:08 - 25:13
    C'erano dei problemi di natura quasi razzista,
  • 25:13 - 25:17
    per cui sono intervenuto anche per questo,
  • 25:17 - 25:19
    ma poi era il mio modo di fare:
  • 25:19 - 25:22
    io sono migrante a Poggio alla Croce
  • 25:22 - 25:24
    perché vengo dalla città in campagna,
  • 25:24 - 25:27
    ho scelto questo e subito
  • 25:27 - 25:31
    ho cercato di integrarmi nell'associazione
  • 25:31 - 25:35
    che c'è qui, perché mi era naturale.
  • 25:35 - 25:37
    Per cui è un modo di vivere
  • 25:37 - 25:43
    che non è certamente da eroi, è normale,
  • 25:43 - 25:46
    penso che tutti possano capire questo.
  • 26:32 - 26:35
    Questa idea di Ubuntu, questa idea
  • 26:35 - 26:39
    di rigenerare computer o oggetti
  • 26:40 - 26:44
    o strumenti che parevano da gettar via,
  • 26:44 - 26:47
    è un po' quello che poi ha ispirato anche
  • 26:47 - 26:50
    l'agire di questa comunità, che
  • 26:50 - 26:52
    piano piano ha rigenerato
  • 26:52 - 26:55
    se stessa. Infatti quel motto
  • 26:55 - 26:59
    "Noi abbiamo bisogno di voi",
  • 26:59 - 27:02
    di fatto significa proprio questo
  • 27:02 - 27:04
    cioè in realtà la nostra comunità locale
  • 27:04 - 27:08
    si è rigenerata grazie al vostro arrivo,
  • 27:08 - 27:10
    grazie alla vostra astronave
  • 27:10 - 27:12
    di voi "omini neri", perché ha generato
  • 27:12 - 27:15
    in noi, di nuovo, una necessità
  • 27:15 - 27:18
    di lavorare insieme, di uscire di casa,
  • 27:18 - 27:19
    abbandonare i divani,
  • 27:19 - 27:21
    abbandonare la televisione, uscire
  • 27:21 - 27:23
    di casa e provare insieme a risolvere
  • 27:23 - 27:25
    un problema per il beneficio
  • 27:25 - 27:26
    della comunità tutta.
  • 27:52 - 27:56
    Sono Samba e vengo dal Mali,
  • 27:57 - 27:59
    sono un artista
  • 28:01 - 28:03
    ma prima quando cantavo con i miei amici,
  • 28:04 - 28:06
    la mia famiglia non voleva
  • 28:07 - 28:09
    che io facessi musica,
  • 28:09 - 28:11
    però a me piace tanto.
  • 28:12 - 28:15
    Nel 2016 sono andato in Algeria
  • 28:16 - 28:21
    e poi sono andato anche in Libia
  • 28:22 - 28:25
    poi sono arrivato qua due anni fa.
  • 28:26 - 28:28
    La mia vita è complicata..
  • 28:29 - 28:38
    Io vorrei fare l'artista, un rapper come
  • 28:39 - 28:42
    tantissimi italiani, Ghali, Sfera, Ebbasta
  • 28:43 - 28:45
    tantissimi giovani
  • 28:45 - 28:46
    e anche io vorrei fare come loro.
  • 28:48 - 28:50
    Io di preciso non lo so
  • 28:50 - 28:51
    cosa può essere successo,
  • 28:51 - 28:53
    però siamo cambiati un po' tutti.
  • 28:53 - 28:55
    Ho trovato in loro dei cambiamenti anche
  • 28:55 - 28:57
    nei nostri confronti
  • 28:57 - 28:58
    perché prima magari
  • 28:58 - 28:58
    passavano,
  • 28:58 - 28:59
    ci facevano il sorrisino e basta..
  • 28:59 - 29:01
    poi quando hanno visto che
  • 29:01 - 29:04
    veramente noi gli si vuole bene...
  • 29:04 - 29:06
    io non posso parlare per tutti,
  • 29:06 - 29:07
    ma per quelle persone come me che
  • 29:07 - 29:09
    quando se ne vede uno nuovo si ferma:
  • 29:09 - 29:11
    "ehi!"
  • 29:11 - 29:13
    e se è alto gli si dice di abbassarsi
  • 29:13 - 29:14
    perché non ci si arriva..
  • 29:14 - 29:16
    e lui ci chiama e noi gli si dice
  • 29:16 - 29:17
    "nonni, nonni"
  • 29:17 - 29:19
    e lui risponde "nonno, nonna"
  • 29:21 - 29:23
    Noi parliamo in italiano..
  • 29:23 - 29:27
    allora ci si fa capire, quando si vede
  • 29:27 - 29:28
    che proprio non capiscono
  • 29:28 - 29:29
    che cosa gli vogliamo dire,
  • 29:29 - 29:31
    per esempio se gli vogliamo dire
  • 29:31 - 29:33
    di abbassarsi gli facciamo così..
  • 29:35 - 29:38
    hanno imparato, quando passano (ci dicono)
  • 29:38 - 29:40
    "nonna, aiuto?".. "no, oggi no, domani"
  • 29:41 - 29:43
    magari c'è qualcuno
  • 29:43 - 29:45
    che sa parlare qualche parola
  • 29:45 - 29:47
    di inglese come me
  • 29:47 - 29:49
    allora gli dico "tomorrow"
  • 29:49 - 29:50
    e loro mi capiscono..
  • 29:54 - 29:57
    Io l'ho sempre detto: non ho posto in casa
  • 29:57 - 29:59
    ma se ne avessi li prenderei volentieri..
  • 29:59 - 29:59
    uno, due..
  • 29:59 - 30:01
    quanti ne potrei tenere,
  • 30:01 - 30:02
    se la casa fosse mia,
  • 30:02 - 30:03
    soprattutto
  • 30:03 - 30:06
    perché secondo me loro
  • 30:06 - 30:08
    hanno anche bisogno di essere capiti..
  • 30:10 - 30:12
    che il bene lo sentano,
  • 30:12 - 30:14
    non così: soltanto il sorriso...
  • 30:17 - 30:18
    Ci sono cose più fondamentali
  • 30:18 - 30:19
    nella vita,
  • 30:19 - 30:20
    di tutti,
  • 30:20 - 30:21
    ma di loro specialmente:
  • 30:21 - 30:23
    vengono via dalla famiglia,
  • 30:23 - 30:25
    da un sistema brutto,
  • 30:27 - 30:29
    patiscono la fame..
  • 30:33 - 30:35
    Forse noi gli diamo
  • 30:35 - 30:37
    queste cose, siamo due o tre persone
  • 30:37 - 30:39
    che veramente gli vogliamo bene dal cuore,
  • 30:39 - 30:42
    non della bocca e basta e loro lo sentono,
  • 30:42 - 30:44
    basta che ci vedano vengono subito
  • 30:44 - 30:49
    e subito.. il bacio, la merendina,
  • 30:49 - 30:51
    gli diamo i biscotti,
  • 30:51 - 30:53
    come se si vedesse un bambino
  • 30:53 - 30:55
    a cui si insegna a parlare.
  • 30:57 - 31:00
    Con quelli che vediamo più spesso
  • 31:02 - 31:05
    si è creato un contatto per cui
  • 31:05 - 31:07
    ci si perde del tempo,
  • 31:07 - 31:09
    ma non è tempo perso, è tempo buono.
  • 31:11 - 31:13
    Probabilmente anche le persone
  • 31:13 - 31:14
    che ci hanno visti così
  • 31:14 - 31:16
    all'inizio ci hanno criticati e ora invece
  • 31:16 - 31:17
    hanno detto
  • 31:17 - 31:20
    "è vero, si sono fatti ben volere...
  • 31:22 - 31:24
    ma voi come fate?"...come si fa?
  • 31:24 - 31:26
    bene, gli parliamo!
  • 31:26 - 31:28
    Prima o dopo capiscono..
  • 31:32 - 31:35

    Poi la cosa piano piano si è stabilizzata,
  • 31:35 - 31:36
    questi ragazzi sono bravissimi,
  • 31:36 - 31:39
    non danno noia a nessuno,
  • 31:39 - 31:42
    salutano tutti passano, ti chiamano,
  • 31:42 - 31:45
    noi si risponde, almeno io personalmente,
  • 31:45 - 31:47
    anche se qualcuno nemmeno gli parlerà...
  • 31:47 - 31:49
    però il paese è tranquillo.
  • 31:49 - 31:51
    Ha dato il peggio di sé, perché credo che
  • 31:51 - 31:54
    le informazioni non conosciute
  • 31:54 - 31:56
    per bene fanno fare
  • 31:56 - 31:58
    una reazione sbagliata.
  • 31:58 - 32:01
    Poi le cose le conosci, le vedi e
  • 32:01 - 32:04
    le vivi, perché alla fine è vivere
  • 32:04 - 32:06
    insieme a loro
  • 32:06 - 32:07
    è anche bello.
  • 32:07 - 32:10
    Per come lo vedo io questi ragazzi
  • 32:10 - 32:13
    li hanno messi in galera,
  • 32:13 - 32:15
    sono chiusi lì dentro,
  • 32:15 - 32:17
    se non ci fosse stato questo gruppo
  • 32:17 - 32:19
    che gli faceva scuola e le altre cose
  • 32:20 - 32:21
    che cosa rappresenta stare lì?
  • 32:25 - 32:27
    Se si mettono trenta ragazzi
  • 32:27 - 32:31
    chiusi in un Cas, a che cosa serve?
  • 32:32 - 32:35
    A me sembra che non serva a nulla..
  • 32:35 - 32:36
    se non fanno attività,
  • 32:37 - 32:39
    sono tutti ragazzi giovani di vent'anni,
  • 32:39 - 32:41
    che devono fare? Se fanno qualcosa,
  • 32:41 - 32:43
    se c'è modo di dargli sfogo,
  • 32:43 - 32:47
    spazio nelle attività, nel gioco
  • 32:47 - 32:50
    allora la cosa è diversa. Possono anche
  • 32:50 - 32:52
    diventare utili
  • 32:52 - 32:54
    però ci vuole un inserimento
  • 32:54 - 32:56
    che non si fa in due o tre mesi, perché
  • 32:56 - 32:58
    poi c'è la diffidenza..
  • 32:59 - 33:01
    se vedi una persona nera accanto
  • 33:01 - 33:02
    ti fa effetto,
  • 33:02 - 33:04
    c'é anche questo da dire..
  • 33:05 - 33:07
    Ma questo non significa nulla,
  • 33:07 - 33:09
    alla fine è come me,
  • 33:09 - 33:11
    se impari a conoscerlo.
  • 33:12 - 33:13
    Ma anche se sto con te
  • 33:13 - 33:15
    che non ti conosco,
  • 33:15 - 33:17
    posso avere la stessa opinione.
  • 33:18 - 33:19
    Mi sembra logico.
  • 33:28 - 33:30
    Il primo paese che ho visto
  • 33:30 - 33:32
    dopo essere entrato in Europa
  • 33:33 - 33:34
    è stato Poggio alla Croce,
  • 33:34 - 33:36
    non lo dimenticherò mai, perché
  • 33:36 - 33:38
    mi hanno dato proprio una vita,
  • 33:38 - 33:43
    un'esperienza indimenticabile: le persone,
  • 33:43 - 33:46
    la gioia, un rispetto per la società
  • 33:46 - 33:48
    che mi hanno dato, fin dai primi giorni
  • 33:49 - 33:53
    quando mi portavano da tutte le parti:
  • 33:53 - 33:56
    a cercare lavoro, a prendere la patente,
  • 33:57 - 33:58
    a scuola...
  • 34:01 - 34:03
    e ho pensato: guarda,
  • 34:03 - 34:07
    queste persone da te non vogliono nulla
  • 34:07 - 34:10
    ma ti stanno dando tantissimo
  • 34:10 - 34:12
    una nuova vita
  • 34:24 - 34:27
    Devo restituirgli qualcosa
  • 34:28 - 34:31
    quindi ho pensato che può essere una cosa
  • 34:31 - 34:35
    bella andare avanti con loro, aiutandoli
  • 34:37 - 34:40
    anche fisicamente. Io dimenticherò mai
  • 34:40 - 34:43
    questo paese nella mia vita,
  • 34:43 - 34:45
    e anche le persone che mi conoscono,
  • 34:45 - 34:48
    la mia famiglia, anche se non sono in Italia
  • 34:49 - 34:52
    conoscono Poggio alla Croce!
  • 34:52 - 34:55
    E' una grande gioia anche per loro,
  • 34:55 - 34:57
    secondo me anche se loro incontreranno
  • 34:58 - 35:01
    qualche persona italiana o europea
  • 35:02 - 35:04
    la rispetteranno perché hanno dato
  • 35:04 - 35:07
    una cosa buona e una vita nuova
  • 35:08 - 35:10
    a loro figlio.
  • 35:11 - 35:12
    In futuro mi piacerebbe
  • 35:13 - 35:16
    aiutare con la scuola,
  • 35:17 - 35:19
    non parlo benissimo italiano
  • 35:19 - 35:23
    ma mi piacerebbe almeno aiutare
  • 35:23 - 35:25
    i pakistani, quelli che non parlano
  • 35:25 - 35:28
    inglese e non hanno studiato
  • 35:28 - 35:31
    io posso fare da interprete per loro
  • 35:31 - 35:35
    tra un italiano che spiega le regole
  • 35:35 - 35:38
    e tutte le cose...è un aiuto verso di loro
  • 35:38 - 35:43
    ma è un modo per restituire qualcosa
  • 35:43 - 35:45
    verso la società, verso il paese.
  • 35:46 - 35:50
    Tu sei integrato dentro la società ma ora
  • 35:50 - 35:53
    stai insegnando ad altre persone
  • 35:53 - 35:55
    ad integrarsi nella società,
  • 35:55 - 35:59
    e così sviluppano delle nuove cose belle.
  • 36:00 - 36:03
    Devo imparare tantissimo ancora, finora
  • 36:03 - 36:04
    ho imparato poco, ma loro
  • 36:04 - 36:05
    (le persone di Poggio)
  • 36:05 - 36:08
    mi hanno dato proprio una vita bella che
  • 36:08 - 36:11
    non è spiegabile, non posso spiegarlo
  • 36:11 - 36:13
    con le parole.
  • 36:14 - 36:16
    Io cercherò sempre
  • 36:16 - 36:17
    di dare, di restituire
  • 36:17 - 36:20
    ma è un paese indimenticabile, è bello..
  • 36:22 - 36:25
    Questa iniziativa della scuola
  • 36:26 - 36:29
    ha fatto in modo che molte persone
  • 36:29 - 36:31
    del paese che non si conoscevano
  • 36:31 - 36:33
    ora invece si conoscono,
  • 36:33 - 36:35
    collaborano insieme, sono diventate amiche...
  • 36:36 - 36:39
    Per cui non solo i migranti
  • 36:39 - 36:42
    hanno la scuola di italiano,
  • 36:42 - 36:46
    di matematica.. ma noi stessi del paese
  • 36:46 - 36:48
    abbiamo imparato a conoscerci,
  • 36:48 - 36:49
    a convivere e si sta molto meglio.
  • 36:50 - 36:51
    Un altro dei ricordi che ho
  • 36:52 - 36:55
    e che penso non riuscirò mai a scordare
  • 36:56 - 36:59
    è il secondo giorno che sono tornata
  • 36:59 - 37:01
    alla scuolina ed era il compleanno
  • 37:01 - 37:04
    del mitico Duccio, la nostra mascotte.
  • 37:05 - 37:08
    Compiva un anno e ad un certo punto
  • 37:09 - 37:13
    durante il mini buffet che sua mamma
  • 37:13 - 37:16
    aveva preparato per noi, i ragazzi aprono
  • 37:16 - 37:20
    un sacchetto e tirano fuori un carrettino
  • 37:20 - 37:24
    fatto di legno tutto colorato e si vedeva
  • 37:24 - 37:27
    che era fatto in casa, di quelli che
  • 37:27 - 37:29
    io potrei trovare nella soffitta
  • 37:29 - 37:33
    della nonna. Erano pezzi di legno
  • 37:33 - 37:37
    assemblati con questa corda attaccata
  • 37:37 - 37:40
    per trascinare il carrettino, con le ruote,
  • 37:40 - 37:42
    era fatto proprio bene.
  • 37:43 - 37:46
    E' stato fatto artigianalmente da loro
  • 37:46 - 37:49
    ed il regalo è stato veramente apprezzato
  • 37:49 - 37:53
    da Duccio perché fra tanti giocattoli
  • 37:53 - 37:54
    che ci sono qui in casa,
  • 37:54 - 37:57
    giocattoli fantastici che suonano,
  • 37:57 - 38:01
    cantano, urlano, questo semplice carrettino
  • 38:01 - 38:08
    di legno è piaciuto subito a Duccio, che
  • 38:08 - 38:11
    ci ha giocato senza sbatterlo per terra
  • 38:11 - 38:12
    come fa con gli altri giocattoli
  • 38:12 - 38:14
    dopo trenta secondi che li tiene in mano
  • 38:14 - 38:17
    e li scaraventa via.. Anche perché,
  • 38:17 - 38:21
    forse, fin da piccolo, appena nato
  • 38:21 - 38:23
    noi abbiamo cercato,
  • 38:23 - 38:24
    sia io che la mia compagna,
  • 38:25 - 38:29
    di far integrare Duccio
  • 38:29 - 38:32
    insieme a questi ragazzi, senza
  • 38:32 - 38:34
    fargli vivere questa esperienza
  • 38:34 - 38:35
    come se fosse chissà che cosa,
  • 38:35 - 38:37
    cioè come se fossero parenti
  • 38:37 - 38:40
    nostri, amici i nostri, fratelli nostri
  • 38:40 - 38:45
    e lui veramente quando li vede ride,
  • 38:46 - 38:49
    gli va incontro - mio figlio ha 18 mesi...
  • 38:51 - 38:53
    è diventato praticamente la mascotte
  • 38:53 - 38:55
    del centro di accoglienza
  • 38:55 - 38:57
    perché tutte le volte lo vedono
  • 38:57 - 38:59
    lo chiamano: "Duscio, Duscio" li vedi che
  • 38:59 - 39:02
    quando c'è "Duscio"
  • 39:03 - 39:07
    a loro si apre il sorriso
  • 39:08 - 39:10
    e questa cosa mi fa veramente piacere.
  • 39:10 - 39:12
    E' una frase fatta ma voglio che
  • 39:12 - 39:14
    mio figlio diventi cittadino del mondo,
  • 39:14 - 39:16
    non cittadino di Poggio alla Croce
  • 39:39 - 39:41
    (Madou spiega la ricetta di pane,
  • 39:41 - 39:43
    olio e sale nella sua lingua)
  • 40:15 - 40:18
    Mi chiamo Omar e vengo dal Senegal,
  • 40:18 - 40:22
    sono in Italia da due anni.
  • 40:22 - 40:24
    Sono arrivato a Poggio alla Croce
  • 40:24 - 40:27
    e sono contento, ho conosciuto
  • 40:27 - 40:31
    tante persone... loro insegnano
  • 40:31 - 40:33
    un po' di lingua italiana e io
  • 40:33 - 40:35
    sono diventato amico di queste persone
  • 40:36 - 40:40
    vado a scuola, anche a scuola di potatura,
  • 40:40 - 40:42
    ho fatto la vendemmia
  • 40:42 - 40:43
    e la raccolta delle olive.
  • 40:45 - 40:48
    Loro mi hanno aiutato
  • 40:48 - 40:51
    a trovare un buon lavoro,
  • 40:52 - 40:55
    ho trovato una mamma e un babbo,
  • 40:55 - 40:57
    mi mancano solo dei fratelli
  • 40:57 - 40:59
    ma la mia mamma e il mio babbo
  • 40:59 - 41:03
    sono vicini a me, sono Paola e Gabriele
  • 41:03 - 41:06
    Loro sono molto bravi,
  • 41:06 - 41:08
    lo sono tutti a Poggio alla Croce
  • 41:12 - 41:14
    Uno straniero quando viene qua e lascia
  • 41:14 - 41:17
    la sua terra ha ancora questa nostalgia,
  • 41:17 - 41:20
    crede che dove va forse
  • 41:20 - 41:24
    troverà un'accoglienza, un sorriso.
  • 41:25 - 41:27
    Quando viene e trova un rifiuto
  • 41:27 - 41:29
    è un momento di grandissima difficoltà,
  • 41:29 - 41:31
    una tristezza.
  • 41:31 - 41:35
    Tutti siamo stranieri per qualcun altro,
  • 41:35 - 41:38
    anch'io sono straniero
  • 41:39 - 41:43
    e sono arrivato qui nel 2000 e ora
  • 41:43 - 41:45
    sono passati 19 anni e mi trovo qui
  • 41:45 - 41:48
    come sacerdote a Poggio alla Croce.
  • 41:49 - 41:52
    Danno l'idea di avere in qualche maniera
  • 41:52 - 41:54
    ripreso il destino della loro vita
  • 41:54 - 41:55
    nelle loro mani.
  • 41:56 - 41:58
    La trasformazione naturalmente,
  • 41:58 - 42:00
    e questo forse è uno degli aspetti
  • 42:00 - 42:02
    significativi, non riguarda solo loro:
  • 42:03 - 42:07
    è sempre errato focalizzarsi su "loro".
  • 42:07 - 42:09
    Le cose funzionano quando
  • 42:09 - 42:14
    il contesto si lascia cambiare
  • 42:14 - 42:17
    e in questo senso questa è una reazione
  • 42:17 - 42:19
    positiva della popolazione.
  • 42:19 - 42:22
    Delle compaesane anziane
  • 42:22 - 42:24
    che magari erano terrorizzate in quelle
  • 42:24 - 42:26
    famose, terribili riunioni all'inizio
  • 42:26 - 42:28
    ora li possono chiamare,
  • 42:29 - 42:32
    quando il boscaiolo scarica davanti
  • 42:32 - 42:34
    a casa loro 10 quintali di legna
  • 42:34 - 42:35
    e per loro c'è il problema
  • 42:35 - 42:38
    di portarla in giardino, portarla dentro..
  • 42:38 - 42:39
    e allora, come dicono loro,
  • 42:39 - 42:40
    di questi "marcantoni"
  • 42:40 - 42:42
    né chiamano un paio e dicono
  • 42:42 - 42:45
    "ce la porti dentro?" e chiaramente questi
  • 42:45 - 42:48
    ragazzi dieci minuti fanno il lavoro
  • 42:48 - 42:50
    e loro magari gli pagano il cappuccino
  • 42:50 - 42:53
    o gli danno qualche soldo.
  • 42:53 - 42:55
    E' stata in questa maniera
  • 42:55 - 42:57
    recuperata una vita normale,
  • 42:57 - 43:02
    è la normalità sana che forma la reale
  • 43:02 - 43:05
    civiltà di una popolazione.
  • 43:06 - 43:09
    ..e tra l'altro, e questo mi commuove,
  • 43:09 - 43:11
    le persone che ora sono con me
  • 43:11 - 43:13
    e che mi hanno coinvolta
  • 43:13 - 43:14
    in questa avventura
  • 43:14 - 43:16
    due in particolare, due donne
  • 43:17 - 43:19
    che hanno iniziato questa avventura, sono
  • 43:19 - 43:22
    le stesse persone che mi hanno accolta
  • 43:22 - 43:24
    ormai ventisei anni fa
  • 43:24 - 43:26
    quando sono arrivata qui a San Polo.
  • 43:26 - 43:28
    E questo è importante per me,
  • 43:28 - 43:30
    perché è stata un'esperienza bellissima
  • 43:30 - 43:32
    che ho vissuto io e che voglio
  • 43:32 - 43:34
    fare vivere agli altri, a loro.
  • 43:35 - 43:37
    "Come si chiama questo piatto?"
  • 43:39 - 43:40
    "Mafe"
  • 43:42 - 43:47
    "come lo fate questo piatto, solo carne, verdure?"
  • 43:49 - 44:00
    carne, verdure, pomodoro, burro di noccioline
  • 44:04 - 44:05
    Buono .. opala ..
  • 44:05 - 44:07
    fagli vedere, fagli vedere ..
  • 44:07 - 44:08
    Ah! Questo è opala?
  • 44:08 - 44:11
    Si questo si chiama opala
  • 44:16 - 44:17
    Si, si chiama opala
  • 44:17 - 44:20
    "come fate, dovete pulire, tagliare?"
  • 44:20 - 44:22
    si, pulire, tagliare..
  • 44:22 - 44:23
    Bene! Bravi!
  • 44:24 - 44:26
    Ok ragazzi vi lascio lavorare
  • 44:26 - 44:29
    intanto io vi guardo e vi aiuto".
  • 44:30 - 44:33
    "cos'è questa cosa bianca?"
  • 44:35 - 44:36
    "Bantara"
  • 44:37 - 44:41
    "e come si cuoce? ci vuole tanto tempo?"
  • 44:44 - 44:47
    in Senegal sì, non so come si cuoce in Europa...
  • 44:55 - 44:59
    "perché se più fresca si cuoce molto velocemente
  • 44:59 - 45:01
    se è vecchia ci vuole più tempo"
  • 45:39 - 45:41
    Chiude questa sorta di Barbiana
  • 45:41 - 45:43
    dei migranti a Villa Viviana,
  • 45:43 - 45:44
    a Poggio alla Croce.
  • 45:44 - 45:46
    Oggi c'è un grande silenzio
  • 45:46 - 45:48
    da quando questi ragazzi che avevano
  • 45:48 - 45:50
    riportato la vita da due anni nel borgo
  • 45:50 - 45:52
    spopolato sono stati costretti
  • 45:52 - 45:53
    ad andarsene.
  • 45:57 - 45:59
    Se ne sono andati in fretta
  • 45:59 - 46:00
    senza preavviso,
  • 46:00 - 46:02
    alcune cose sono rimaste lì.
  • 46:02 - 46:03
    La cooperativa Cristoforo,
  • 46:03 - 46:05
    che gestiva il centro lascia perché
  • 46:05 - 46:07
    con il budget, ridotto da 35 a 21 euro
  • 46:07 - 46:10
    per migrante ha già dovuto chiudere
  • 46:10 - 46:13
    cinque centri su 17 ed è solo l'inizio:
  • 46:13 - 46:15
    la situazione non è più sostenibile
  • 46:15 - 46:16
    a livello finanziario.
  • 46:16 - 46:18
    A Poggio alla Croce,
  • 46:18 - 46:20
    nel comune di Figline e Incisa,
  • 46:20 - 46:21
    i migranti, una trentina,
  • 46:21 - 46:23
    erano arrivati due anni fa
  • 46:23 - 46:24
    fra la diffidenza e le proteste
  • 46:24 - 46:26
    delle poche anime del borgo,
  • 46:26 - 46:28
    poi è cambiato tutto però, in molti
  • 46:28 - 46:30
    li hanno adottati, qualcuno ha deciso
  • 46:30 - 46:31
    di improvvisare una scuola,
  • 46:31 - 46:33
    di insegnare loro a cucinare
  • 46:33 - 46:35
    o a potare gli olivi. Ne era nata
  • 46:35 - 46:38
    un'esperienza singolare di integrazione
  • 46:38 - 46:41
    fino ad ora, al trasloco improvviso
  • 46:41 - 46:42
    e forzato verso un altro
  • 46:42 - 46:43
    centro a Sesto Fiorentino.
  • 46:52 - 46:56
    Oggi era l'ultimo giorno di studio
  • 46:56 - 46:57
    a Poggio alla Croce,
  • 46:58 - 47:00
    era una scuola dove gli stranieri
  • 47:01 - 47:04
    imparano un sacco di cose
  • 47:04 - 47:06
    era la scuola dove abbiamo imparato
  • 47:06 - 47:08
    tutto ciò di cui avevamo bisogno
  • 47:08 - 47:11
    in italiano, in inglese e soprattutto
  • 47:11 - 47:13
    la cultura italiana.
  • 47:13 - 47:16
    In questo momento è molto difficile
  • 47:16 - 47:18
    allontanarci dagli abitanti
  • 47:18 - 47:20
    di Poggio alla Croce
  • 47:20 - 47:22
    oppure restare lontani
  • 47:22 - 47:26
    dai nostri maestri o dalle nostre maestre.
  • 47:27 - 47:29
    Ci dispiace moltissimo
  • 47:29 - 47:31
    ma non abbiamo scelto, vi diciamo che non
  • 47:31 - 47:33
    abbiamo tante parole da dire
  • 47:33 - 47:34
    perché vivere con voi
  • 47:34 - 47:36
    è stato molto bello.
  • 47:36 - 47:39
    Dovete essere orgogliosi di voi stessi
  • 47:39 - 47:41
    per tutto quello che avete fatto
  • 47:41 - 47:43
    e ancora state facendo:
  • 47:43 - 47:47
    avete creato una storia incredibile e
  • 47:47 - 47:50
    incancellabile nel nostro paesino,
  • 47:50 - 47:52
    un paesino in cui l'umanità
  • 47:52 - 47:54
    è rispettata molto.
  • 47:54 - 47:56
    Per alcune persone
  • 47:56 - 47:58
    vivere con ragazzi africani è una noia
  • 47:58 - 47:59
    oppure come un peccato.
  • 48:00 - 48:02
    Ma con voi non è stato così,
  • 48:03 - 48:04
    sempre con i sorrisi,
  • 48:05 - 48:06
    belle parole
  • 48:06 - 48:08
    senza parolacce né la distinzione di pelle.
  • 48:09 - 48:12
    Siamo stati fortunati a vivere con voi
  • 48:13 - 48:16
    un momento di questo viaggio,
  • 48:17 - 48:20
    dopo lo studio a Poggio
  • 48:21 - 48:23
    abbiamo capito che ognuno di noi
  • 48:24 - 48:26
    deve essere padrone del proprio destino.
  • 48:27 - 48:28
    Grazie per averci insegnato
  • 48:28 - 48:30
    il buon atteggiamento,
  • 48:30 - 48:31
    come ci si comporta in Europa,
  • 48:31 - 48:34
    grazie per averci fatto capire
  • 48:34 - 48:36
    che non dovremo essere come le persone
  • 48:36 - 48:39
    delinquenti oppure che fanno l'elemosina.
  • 48:39 - 48:41
    Non vi dimenticherò mai,
  • 48:41 - 48:45
    carissimi saluti..
  • 48:58 - 48:59
    Perché secondo me
  • 48:59 - 49:02
    questa storia del Poggio, della scuolina,
  • 49:02 - 49:05
    è proprio una storia d'amore perché
  • 49:05 - 49:08
    ci si vuole bene tra noi volontari,
  • 49:08 - 49:11
    perché stiamo insieme
  • 49:11 - 49:12
    in un modo particolare,
  • 49:12 - 49:14
    e noi con i ragazzi e i ragazzi
  • 49:14 - 49:15
    a noi vogliono bene,
  • 49:15 - 49:17
    sono nate delle vere amicizie,
  • 49:17 - 49:19
    è una storia d'amore la nostra.
  • 49:20 - 49:21
    Sono questi piccoli gesti,
  • 49:21 - 49:24
    sono questi racconti di quotidianità
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    che rendono la nostra esperienza
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    così speciale. E' quello che ti fa dire:
  • 49:33 - 49:35
    "A me importa di te"
  • 49:38 - 49:39
    E' il dono più prezioso
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    che possiamo portarci a casa.
Title:
Documentario "Ubuntu. Io sono perché noi siamo"
Description:

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Video Language:
Italian
Duration:
52:00

Italian subtitles

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