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Andreas R. Formiconi Dal caos al villaggio operoso

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    Non credo di riuscire a scrivere un post fra stasera e domani -- non so:
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    giornata densa, vedremo.
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    Mi è venuto in mente però che forse faccio prima a
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    confezionare un audio post.
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    Non credo di averlo mai fatto.
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    Provo a registrarlo con l'androide,
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    poi col wireless lo mando in Dropbox,
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    in Dropbox lo raccatto nel computer
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    e poi lo pubblico brutalmente in un post in Wordpress.
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    Vediamo che succede.
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    Giusto per fare così 2-3 considerazioni che comunque ho in mente,
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    partendo da quella sorta di terrore che il caos genera:
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    ogni tanto vengono nei commenti di tante persone:
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    "Ma ce la farò con questo caos? Mi sperdo, sono disorientato."
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    Mi meraviglia sempre come il caos generi così tanto sconcerto nelle persone
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    Il caos è -- non è una cosa negativa, non è distruttivo.
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    Dal caos si genera la vita, la natura lo usa pervasivamente
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    a tanti, forse non so dire, infiniti livelli di organizzazione.
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    Mi viene in mente bellissimo metodo di Edgar Morin,
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    il primo volume, "La natura della natura",
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    mi sono ricordato, ma sono andato a vederlo perché non ero più sicuro
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    ma in effetti c'è un discorso affascinante di come
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    già gli elementi che costituiscono il nostro mondo fisico
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    si generano con un processo di natura assolutamente caotica
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    in quel forno di caos che sono le stelle,
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    la nostra stella, il sole,
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    si producono, si produce il carbonio che poi incidentalmente
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    è l'elemento alla base della materia organica, quindi di tutto ciò che è vita sul nostro pianeta
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    E qui il carbonio -- vediamo se lo ritrovo --
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    "In astratto la nascita di un atomo di carbonio può derivare soltanto da un caso straordinario
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    ma se essa viene situata nel cuore di quelle fucine in fiamme che sono le stelle,
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    composte in maggioranza di elio,
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    e in quelle temperature di reazione vengono mantenute per un tempo lunghissimo
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    allora si comprende come in questa sede si produca un numero inaudito di collisioni casuali
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    di nuclei di elio e come fra queste collisioni si svolga una minoranza di collisioni
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    che producono il carbonio.
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    Vi è così una probabilità locale e temporale perchè si costituisca nel cuore di una stella
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    l'improbabilissimo nucleo del carbonio."
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    E questo è interessante perché si vede come già nell'universo,
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    la vita, proprio, il germe, il seme iniziale della vita, parta sostanzialmente da un fenomeno
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    che sembra essere di sola distruzione, un -- il più grande fuoco, forno
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    che si conosca
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    genera invece il germe di un ordine mirabile.
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    Fra l'altro questo concetto dell'improbabile, dell'estremamente improbabile,
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    che -- e poi diviene certezza
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    grazie a grandissimi numeri su cui questa improbabilità si esercita,
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    è un meccanismo che si ritrova anche in internet:
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    a volte la gente, le persone parlando si meravigliano:
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    "Ma come -- ma come può essere, faccio un esempio,
    che
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    tanto software che funziona così bene venga prodotto da gente così pazza
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    che per niente, passa le notate a fare programmi complicatissimi
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    che nemmeno -- talvolta che competono con gli staff
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    di ingegneri agueritissimi delle più grandi multinazionali?"
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    Eh, ma perché noi, nella nostra,
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    noi siamo abituati quando pensiamo alla gente
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    con questa espressione diciamo generale,
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    pensiamo a ciò che in qualche maniera psicologicamente,
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    in qualche maniera, dominiamo:
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    qualche centinaio di persone sono le relazioni normali che concepiamo,
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    ma qualcuno conoscerà tre, due, tre, quattro cinquecento persone ma
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    sono un pò -- è la dimensione se si vuole poi del villaggio,
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    la comunità entro la quale si può pensare di avere relazioni abbastanza stabili,
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    avere la sensazione di conoscere un pochino la comunità.
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    E come funziona? Funziona ed è improbab..., è estremamente improbabile che
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    io nelle mie due, tre, quattrocento conoscenze
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    conosca una persona così capace, così matta,
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    da contribuire significativamente a un software o qualcosa del genere.
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    E il problema -- non il problema, cioè,
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    il trucco sta nel fatto che internet stravolge completamente
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    questa nozione di contatto, di connessione possibile,
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    perché in realtà virtualmente io posso connettermi con miliardi di persone
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    e quindi riesco
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    -- cambia completamente la possibilità che io trovi qualcuno così,
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    per intendersi, così matto.
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    e su questi numeri così enormi, il fatto che le persone anche remote nello - geograficamente,
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    si possono collegare istantaneamente,
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    fa si che si crei massa critica,
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    e per cui una persona su 1000, quando io ho un miliardo di persone,
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    vuol dire un milione di persone,
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    tutte assolutamente matte, che hanno la probabilità di un millesimo di esserci.
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    Ecco, su questo tipo di proporzione conviene un pochino riforgiarsi, diciamo,
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    la mente, la percezione.
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    Ma il caos a noi ci interessa un pochino perché è quello che le persone percepiscono
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    quando entrano in questa sorta di villaggio come l'abbiamo chiamato all'inizio.
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    allora dico due tre parole su come
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    -- tratteggio proprio per sommi capi come si svolge ora questa cosa.
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    Vediamo se -- è come se ci trovassimo tutti in un aula e voi mi aveste forzato
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    con delle domande dirette, probabilmente succederebbe questo:
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    "Ma insomma, ma ci dici ora che cosa diavolo stiamo, dove stiamo andando."
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    qualcuno vedo che comincia a intuire, però certamente ce ne saranno tanti di perplessi.
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    Stiamo parlando di mezzo migliaio di persone, insomma, quindi,
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    allora all'inizio il caos io lo voglio, lo favorisco, voglio che ci sia
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    perché -- e va portato a una certa temperatura: è esattamente come cuocere una pietanza.
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    Perché gli ingredienti si amalgamino,
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    è necessario che si si raggiungano certe condizioni.
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    E sì. fa un po' caldo, vabbé, è scomodo, un po'--
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    non ci si rigira bene,
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    ma è un prezzo che va pagato.
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    In realtà, ma forse qualcuno di voi se n'è reso conto,
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    ma io per me, che cerco di vedere un po' tutto panoramicamente
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    non è già più caos, io vedo già molte strutture emergere.
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    vedo strutture in germe, ma a volte anche abbastanza definite,
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    cioè persone che cominciano a aggregarsi per una varietà di motivi.
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    Le butto lì così praticamente poi scriverò, cioè,
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    userò molto concretamente questi, questi indizi, diciamo.
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    E, beh, ci sono quelli che spontaneamente si occupano del social bookmarking.
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    Lo useremo: era quel congegno per filtrare le idee i problemi e le soluzioni.
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    a cui avevo accennato nello schizzo del villaggio.
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    Ci sono quelli che per affinità geografica o di appartenenza
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    si stanno organizzando per darsi una mano,
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    per esempio gli insegnanti che lavorano nell'ambito dell'Ente Canossiano in Lombardia:
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    ho saputo che si stanno organizzando.
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    Poi ci sono quelli che si sono organizzati, si stanno organizzando
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    per scrivere una storia collettivamente.
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    Poi ci sono gli appassionati o curiosi intorno, pare perché si sono --
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    hanno già cominciato a scambiarsi consigli
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    e poi hanno trovato anche un oggetto alternativo.
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    Sarebbe interessante vedere le differenze,
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    cosa si può fare con l'uno o con l'altro eccetera.
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    Ci sono delle -- e io vedo anche se non si sono coagulate
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    nemmeno inizialmente spontaneamente, ma io le vedo,
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    delle affinità potenziali.
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    Per esempio ci son quelli che hanno detto: "Ma a me piacerebbe, ganzo NoBlogs,
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    mi è affine, lo voglio, però ci sono difficoltà e --"
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    oppure: "Bello il, la possibilità di fare il blog da WordPress,
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    ma su una propria piattaforma.
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    Da qualche altra parte in queste quasi 500 persone ci sono quelli che invece
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    le hanno fatte queste cose.
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    Quindi diciamo che qui c'è la possibilità di cortocircuitare
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    portatori di soluzioni e portatori di problemi.
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    Ecco, questo, quello che faremo
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    quindi sarà per ora, quindi sintetizziamo così, sarà strutturato
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    -- in fin dei conti un po' di struttura c'è -
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    allora in due parti, se vogliamo, un po' distinte.
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    Io non amo fare categorie, fasi eccetera,
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    però poi, sotto sotto, qualcosa c'è.
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    Ora una è questa in cui ci troviamo in cui, pur in questo caotico cicaleccio,
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    questo, tutto questo chiacchiericcio, in realtà,
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    piano piano andiamo depositando degli strumenti,
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    andiamo tirando fuori degli strumenti
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    e piano piano le persone ci familiarizzano,
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    proprio sentendosi perplesse ma questo stimola.
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    Il fatto di essere perplesso, di non sapere esattamente come fare,
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    amplifica l'intelligenza: un modo brillante per,
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    per narcotizzare le persone è dare l'apparecchio con le istruzioni.
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    "Leggi le istruzioni e poi usa l'apparecchio."
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    E ma questo -- qui non c'è nessuna crescita, questa è una cosa
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    stupida, cioè non si impara niente non si sviluppa nulla, non...
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    Invece se uno -- si tratta di ritornare la dimensione del bambino che gioca,
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    scopre una cosa che non ha mai visto
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    e siccome il bambino è ancora sano, mentalmente,
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    sa benissimo cosa fare.
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    Ecco: noi dobbiamo ritornare, la fase di disorientamento,
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    serve a fare un clamoroso passo indietro
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    e molto spesso scatta questo meccanismo:
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    le persone, a prescindere assolutamente dall'età anagrafica
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    dopo una fase disorientamento
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    piano piano ripartono come facevano tanti anni fa
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    e cominciano a affrontare la questione con intelligenza.
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    Cioè provano, guardano che succede, guardano che
    succede, formano una teoria,
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    si - provano a fare un'ipotesi: "la testa non è così (?)", e imparano.
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    Così, cosa succede?
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    Si rafforzano psicologicamente nei confronti del marchingegno, del contesto, eccetera.
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    E si crea una competenza vera,
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    perché le cose imparate così restano
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    e si trasformano progressivamente in padronanza.
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    Progressivamente. A volte io noto l'impazienza:
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    "Ma ora cosa facciamo, ora come fo a fare questo?"
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    No, non è così che si apprende, l'apprendimento ha sempre richiesto tempo.
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    È curioso, devo dire che è curioso
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    che cose che noi diciamo così spesso sono dette ai nostri giovani,
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    quando riguardano noi invece, no allora noi vogliamo tutto subito
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    Non diciamo mai, cioè non pretendiamo per i nostri figli
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    che le cose -- noi diciamo loro "Eh no, ci vuole tempo applicazione e pazienza".
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    Ebbé, benissimo: questo vale anche per noi.
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    Quindi acquisiamo competenze piano piano,
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    cominciamo a usare una manciata, quelli a -- quegli oggetti
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    che io ho piazzato nella metafora del villaggio
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    -- insomma non sto a enumerarli, li andate a rivedere --
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    sta - alcuni li conoscete già -- stanno, entreranno e ora un altro paio di cose
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    poi saremo in qualche maniera a posto.
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    Non è - io non amo parlar di fasi,
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    perché so benissimo che queste fasi non saranno distinte,
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    perché ci sarà tutta una progressione che, ecco, una certa quantità di persone già faranno delle cose
  • 14:50 - 14:54
    che fanno parte della seconda fase.
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    qualcuno lo sta già facendo, già ora, addirittura.
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    Ma aumenteranno.
  • 15:00 - 15:04
    e piano piano, progressivamente seguiranno una buona parte,
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    non dico tutti, il tutto non esiste mai, ma una buona maggioranza.
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    Che cosa sarà la seconda fase?
  • 15:11 - 15:14
    La seconda fase sarà la vita del villaggio.
  • 15:14 - 15:16
    Ma cos'è questa vita del villaggio?
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    È semplicemente una cosa che ci interessa molto precisamente qui
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    dal punto di vista professionale, professionale vostro:
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    sostanzialmente la condivisione di pratiche didattiche di qualsiasi tipo,
  • 15:32 - 15:35
    che principalmente concernono ovviamente l'uso delle tecnologie
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    ma non necessariamente solo questo, assolutamente.
  • 15:40 - 15:45
    Cioè, verrà sempre più spontaneo aiutarsi,
  • 15:45 - 15:49
    andare a vedere come un certo problema l'ha risolto qualcun'altro.
  • 15:50 - 15:54
    Allora io vorrei che piano piano, cioè credo, spero
  • 15:54 - 15:59
    che si formino delle aggregazioni -- ora la butto, la butto giù così:
  • 16:00 - 16:04
    gli insegnanti di sostegno, gli insegnanti di scienze,
  • 16:04 - 16:08
    quelli della scuola primaria, quelli della scuola secondaria,
  • 16:08 - 16:14
    gli insegnanti di un qualche cosa in una regione, in un'altra,
  • 16:14 - 16:18
    perché vabbé, anche l'appartenenza geografica può caratterizzare,
  • 16:18 - 16:23
    cioè, arricchisce lo scambio fra situazioni diverse
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    ma anche la - il riconoscimento di problemi comuni,
  • 16:28 - 16:33
    per cui queste aggregazioni, utilizzando con una certa agilità,
  • 16:33 - 16:40
    diciamo, gli attrezzi, gli strumenti, gli oggetti, gli artefatti del villaggio
  • 16:40 - 16:42
    che abbiamo, che stiamo conoscendo,
  • 16:42 - 16:50
    saranno in grado di condividere pratiche, problemi e soluzioni.
  • 16:51 - 16:56
    Un qualcosa che quando -- e chiudo con questa annotazione --
  • 16:56 - 16:59
    che quando si vanno a vedere i famosi risultati PISA,
  • 17:00 - 17:05
    saranno, avranno difetti quello che si vuole,
  • 17:05 - 17:08
    ma insomma un cavolo (?) di informazioni di base la danno evidentemente,
  • 17:08 - 17:13
    se no, l'OECD non ci spenderebbe così tanto
  • 17:13 - 17:17
    perché è un fatto strategico per tutti i paesi oggi,
  • 17:17 - 17:20
    in una società della conoscenza, la scuola.
  • 17:20 - 17:23
    E allora quando si va a vedere i risultati PISA
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    e si domandano - e gli operatori, diciamo così, si domandano:
  • 17:29 - 17:34
    "Ma come mai paesi così diversi come la Finlandia e la Corea del sud
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    risultano essere così eccellenti? Che cosa hanno in comune?"
  • 17:39 - 17:45
    Allora quando si vanno a vedere i rapporti dell'OECD o dell'Istituto McKinsey,
  • 17:45 - 17:46
    credo si chiami,
  • 17:47 - 17:51
    un fatto fondamentale, diciamo due, che emerge,
  • 17:51 - 17:54
    i fatti fondamentali che emergono sono due.
  • 17:54 - 18:02
    Uno è che in primo luogo, la figura dell'insegnante è nobilitata,
  • 18:02 - 18:08
    è resa socialmente rilevante, è premiata, difficile,
  • 18:08 - 18:14
    e però è riconosciuto, e riconosciuto come una figura cruciale,
  • 18:14 - 18:18
    non è da sfortunati ma è un ruolo ambito,
  • 18:19 - 18:24
    quindi è remunerato adeguatamente in confronto a ...
  • 18:24 - 18:27
    onori, ma anche anche ovviamente doveri.
  • 18:27 - 18:33
    E il secondo fatto è il creare rete
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    fra gli insegnanti come forma principale di aggiornamento professionale,
  • 18:37 - 18:40
    cioè l'aggiornamento professionale fondamentale
  • 18:41 - 18:47
    è lo scambio fra persone che lavorano in trincea, non è la lezioncina del super-esperto
  • 18:47 - 18:51
    che viene, dice tre cose, poi si fa il quiz e si va via.
  • 18:51 - 18:53
    Quella è una cosa che non ha valore.
  • 18:53 - 18:58
    Invece è questo: la condivisione delle pratiche, dei problemi e delle soluzioni.
  • 18:59 - 19:06
    Ecco: sostanzialmente, poi, diciamo queste parole sono le minime
  • 19:06 - 19:09
    che si possono dire per cercare di disegnare un pochino
  • 19:09 - 19:13
    che cos'è questa cosa che stiamo cercando di fare insieme.
  • 19:13 - 19:18
    E con questo, speriamo che funzioni questo audio post.
  • 19:18 - 19:19
    Buonanotte a tutti
Title:
Andreas R. Formiconi Dal caos al villaggio operoso
Description:

Questo video è fatto con il file mp3 pubblicato da Andreas R. Formiconi in http://iamarf.org/2013/04/16/audiopost-dal-caos-al-villaggio-operoso-ltis13/ . L'ho trasformato in file .m4v con iKaraoke TunePrompter, per poterlo aggiungere a YouTube, nella speranza che il software di ricognizione vocale di YouTube ne produca una trascrizione abbastanza fruibile per poter essere sistemata con Amara.org .

Quando sarà sistemata la trascrizione, intendo scaricarla come file .txt, ricaricarla qui lasciando il software YouTube trasformarla in una seconda serie di sottotitoli, poi creare una pagina DotSUB.com a partire di questo video YT, aggiungervi i secondi sottotitoli - poi copiare la trascrizione pulita che DotSUB consente di creare.

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Video Language:
Italian
Duration:
19:19

Italian subtitles

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