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Come funziona il pregiudizio razziale e come fermarlo

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    Qualche anno fa,
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    ero su un aereo con mio figlio
    che all'epoca aveva cinque anni.
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    Mio figlio era felicissimo
    di essere su un aereo con la sua mamma.
  • 0:13 - 0:16
    Si guardava intorno,
    osservava le cose che vedeva,
  • 0:16 - 0:18
    osservava le persone.
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    Vide un uomo e disse:
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    "Ehi! Quel signore è uguale a papà!"
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    Io guardai il signore,
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    non assomigliava affatto a mio marito,
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    proprio per niente.
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    Allora mi guardai intorno nell'aereo,
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    e notai che questo signore
    era l'unico uomo nero a bordo.
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    E pensai:
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    "Bene.
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    Dovrò fare un bel discorso a mio figlio
  • 0:47 - 0:50
    sul fatto che le persone di colore
    non sono tutte uguali".
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    Mio figlio alzò lo sguardo e mi disse:
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    "Spero che non rapini l'aereo".
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    E io risposi: "Cos'hai detto?"
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    Lui ripetè:
    "Spero che non rapini l'aereo".
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    E io dissi: "Perché dici così?
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    Lo sai che papà non rapinerebbe un aereo".
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    Lui disse: "Sì certo, lo so".
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    E io: "Allora perché l'hai detto?"
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    Lui mi guardò con una faccia triste,
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    e mi disse:
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    "Non so perché l'ho detto.
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    Non so perché l'ho pensato".
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    Viviamo con una stratificazione
    razziale così rigida
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    che perfino un bambino di cinque anni
    può dirci cosa si suppone accadrà,
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    anche se non ci sono malfattori,
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    anche se non c'è un'esplicita ostilità.
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    L'associazione tra essere nero e crimine
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    è arrivata fino alla mente
    del mio bambino di cinque anni.
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    Arriva a tutti i nostri bambini,
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    a tutti noi.
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    Le nostre menti sono plasmate
    dalle disparità razziali
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    che vediamo nel mondo
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    e dai racconti che ci aiutano
    a dare un senso a quelle disparità:
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    "Quelle persone sono criminali".
  • 2:22 - 2:24
    "Quelle persone sono violente".
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    "Quelle persone devono essere temute".
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    In una ricerca
    fatta nel nostro laboratorio
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    abbiamo mostrato dei volti a delle persone
  • 2:33 - 2:36
    e abbiamo notato
    che dopo aver visto volti neri
  • 2:36 - 2:43
    vedevano immagini sfocate di pistole
    con maggiore nitidezza e velocità.
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    Il pregiudizio non controlla
    solo ciò che vediamo,
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    ma anche dove guardiamo.
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    Si è notato che indurre le persone
    a pensare a crimini violenti
  • 2:52 - 2:56
    può portare il loro sguardo
    verso i volti neri
  • 2:56 - 2:59
    e lontano da quelli bianchi.
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    Anche indurre dei poliziotti
    a pensare a una cattura, a una sparatoria
  • 3:02 - 3:04
    e a un arresto
  • 3:04 - 3:08
    li porta a volgere lo sguardo
    verso i volti neri.
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    Il pregiudizio può infettare ogni aspetto
    del sistema di giustizia penale.
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    Studiando un archivio di imputati
    che rischiavano la pena di morte,
  • 3:16 - 3:20
    abbiamo scoperto che l'essere nero
    aumentava più del doppio la possibilità
  • 3:20 - 3:22
    di ricevere la pena capitale,
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    almeno quando le vittime erano bianche.
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    Il risultato è significativo,
  • 3:27 - 3:31
    anche tenendo conto
    della gravità del crimine
  • 3:31 - 3:33
    e dell'aspetto fisico dell'imputato.
  • 3:33 - 3:36
    E qualsiasi aspetto controllassimo,
  • 3:36 - 3:39
    abbiamo scoperto
    che le persone di colore venivano punite
  • 3:39 - 3:43
    in proporzione a quanto nera
    fosse la loro pelle:
  • 3:43 - 3:45
    più nero,
  • 3:45 - 3:47
    più degno di morire.
  • 3:47 - 3:49
    Il pregiudizio può anche influenzare
  • 3:49 - 3:52
    come gli insegnanti
    puniscono gli studenti.
  • 3:52 - 3:54
    Io e miei colleghi abbiamo scoperto
  • 3:54 - 4:00
    che gli insegnanti tendono a punire
    uno studente nero in modo più duro
  • 4:00 - 4:01
    rispetto a uno bianco
  • 4:01 - 4:04
    per le stesse infrazioni.
  • 4:04 - 4:05
    Da uno studio recente,
  • 4:05 - 4:09
    emerge che gli studenti neri
    vengono trattati come un gruppo
  • 4:09 - 4:12
    mentre quelli bianchi come individui.
  • 4:12 - 4:16
    Per esempio, se uno studente nero
    si comporta male
  • 4:16 - 4:21
    e qualche giorno dopo
    un altro studente nero si comporta male,
  • 4:21 - 4:24
    l'insegnante risponde al secondo studente
  • 4:24 - 4:26
    come se si fosse
    comportato male due volte.
  • 4:27 - 4:30
    È come se le colpe di un bambino
  • 4:30 - 4:32
    si sommassero a quelle di un altro.
  • 4:32 - 4:35
    Creiamo categorie
    per trovare un senso al mondo,
  • 4:35 - 4:44
    per dare coerenza agli stimoli
    con cui siamo bombardati di continuo.
  • 4:44 - 4:48
    La categorizzazione
    e il pregiudizio che ne deriva
  • 4:48 - 4:53
    permettono al nostro cervello
    di giudicare in modo veloce ed efficiente.
  • 4:53 - 4:56
    Questo perché ci affidiamo
    istintivamente a degli schemi
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    che sembrano prevedibili.
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    Ma mentre le categorie che creiamo
    ci aiutano a prendere decisioni rapide,
  • 5:04 - 5:07
    rinforzano anche il pregiudizio.
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    Quindi proprio gli strumenti
    che ci aiutano a vedere il mondo
  • 5:11 - 5:13
    possono anche renderci ciechi.
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    Rendono le nostre scelte più semplici,
  • 5:16 - 5:18
    prive di resistenze.
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    Eppure comportano pesanti conseguenze.
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    Quindi cosa possiamo fare?
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    Siamo tutti vulnerabili ai pregiudizi,
  • 5:27 - 5:30
    ma non agiamo sempre
    in base ai pregiudizi.
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    Ci sono situazioni
    che fanno emergere i pregiudizi
  • 5:33 - 5:36
    e altre che li smorzano.
  • 5:36 - 5:38
    Vi faccio un esempio.
  • 5:39 - 5:43
    Molti conoscono
    l'azienda tecnologica Nextdoor.
  • 5:44 - 5:51
    Il suo obiettivo è creare
    quartieri più forti, sani e sicuri.
  • 5:51 - 5:54
    Offre uno spazio online
  • 5:54 - 5:58
    dove persone dello stesso quartiere
    dialogano e scambiano notizie.
  • 5:58 - 6:02
    Nextdoor ha subito notato
    di avere un problema
  • 6:02 - 6:03
    con la profilazione razziale.
  • 6:04 - 6:06
    Nel caso tipico,
  • 6:06 - 6:08
    le persone guardavano
    fuori dalla finestra
  • 6:08 - 6:12
    e vedendo un uomo nero
    nel loro quartiere di gente bianca
  • 6:12 - 6:17
    supponevano subito
    che avesse cattive intenzioni,
  • 6:17 - 6:21
    anche senza evidenza di atti criminali.
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    Spesso il modo
    in cui ci comportiamo online
  • 6:24 - 6:27
    riflette il modo
    in cui ci comportiamo nel mondo.
  • 6:27 - 6:31
    Ma non vogliamo creare
    un sistema semplice
  • 6:31 - 6:35
    che amplifichi i pregiudizi
    e intensifichi le disparità razziali,
  • 6:36 - 6:38
    invece che eliminarli.
  • 6:39 - 6:42
    Quindi il cofondatore di Nextdoor
    ha contattato me e altre persone
  • 6:42 - 6:44
    per capire cosa fare.
  • 6:44 - 6:48
    E ha capito che per diminuire
    la profilazione razziale sulla piattaforma
  • 6:48 - 6:50
    dovevano aggiungere un elemento frenante,
  • 6:50 - 6:53
    dovevano mettere un freno alle persone.
  • 6:53 - 6:55
    Nextdoor aveva una scelta da fare,
  • 6:55 - 6:58
    e contro ogni impulso,
  • 6:58 - 7:00
    ha deciso di aggiungere
    un elemento frenante.
  • 7:00 - 7:04
    E l'ha fatto
    aggiungendo una semplice lista,
  • 7:04 - 7:06
    con tre domande.
  • 7:06 - 7:10
    Prima di tutto ha chiesto agli utenti
    di fermarsi a pensare:
  • 7:10 - 7:14
    "Cos'ha fatto di sospetto questa persona?"
  • 7:15 - 7:19
    La categoria "uomo nero"
    non è motivo di sospetto.
  • 7:19 - 7:25
    Poi, ha chiesto di descrivere
    i tratti fisici della persona,
  • 7:25 - 7:27
    non semplicemente la razza e il sesso.
  • 7:28 - 7:30
    Infine, hanno notato
  • 7:30 - 7:34
    che molti non sembravano sapere
    cosa fosse la profilazione razziale,
  • 7:34 - 7:36
    né che vi stavano partecipando.
  • 7:36 - 7:40
    Quindi Nextdoor
    ha dato loro una definizione
  • 7:40 - 7:43
    aggiungendo che era severamente proibito.
  • 7:43 - 7:46
    Molti di voi avranno visto
    quel cartello negli aeroporti
  • 7:46 - 7:49
    e nelle stazioni metro:
    "Se vedi qualcosa, dì qualcosa".
  • 7:50 - 7:53
    Nextdoor ha provato a modificarlo:
  • 7:54 - 7:56
    "Se vedi qualcosa di sospetto,
  • 7:56 - 7:58
    dì qualcosa di specifico".
  • 7:59 - 8:04
    E usando questa strategia,
    mettendo un freno alle persone,
  • 8:04 - 8:10
    Nexdoor è riuscita a ridurre
    la profilazione razziale del 75%.
  • 8:10 - 8:13
    Spesso mi è stato detto:
  • 8:13 - 8:17
    "Non puoi aggiungere un elemento frenante
    in ogni situazione o contesto,
  • 8:17 - 8:22
    soprattutto per chi prende
    decisioni rapide di continuo".
  • 8:23 - 8:25
    Ma in realtà possiamo aggiungere
    un elemento frenante
  • 8:25 - 8:28
    più spesso di quanto pensiamo.
  • 8:28 - 8:30
    Lavorando con la Polizia di Oakland
  • 8:30 - 8:32
    in California,
  • 8:32 - 8:35
    io e dei miei colleghi
    siamo riusciti ad aiutare il dipartimento
  • 8:35 - 8:38
    a ridurre il numero di fermi
  • 8:38 - 8:42
    di persone che non avevano commesso
    alcun crimine grave.
  • 8:42 - 8:44
    Siamo riusciti a farlo
    spingendo i poliziotti
  • 8:44 - 8:49
    a farsi una domanda prima di ogni fermo:
  • 8:49 - 8:52
    "Questo fermo è motivato,
  • 8:52 - 8:54
    sì o no?"
  • 8:55 - 8:57
    In altre parole,
  • 8:58 - 9:02
    ho abbastanza informazioni
    per associare questa persona
  • 9:02 - 9:04
    a un crimine ben preciso?
  • 9:05 - 9:06
    Aggiungendo questa domanda
  • 9:06 - 9:09
    alla scheda che completano
    quando fermano qualcuno,
  • 9:09 - 9:11
    rallentano, si fermano un momento,
  • 9:11 - 9:15
    e pensano: "Perché
    sto fermando questa persona?"
  • 9:17 - 9:22
    Nel 2017, prima di aver aggiunto
    questa domanda alla scheda,
  • 9:24 - 9:28
    la polizia ha effettuato
    circa 32.000 fermi in tutta la città.
  • 9:28 - 9:32
    L'anno successivo,
    con l'aggiunta di questa domanda,
  • 9:32 - 9:34
    sono scesi a 19.000 casi.
  • 9:34 - 9:39
    Il numero di afroamericani fermati
    è sceso del 43%.
  • 9:40 - 9:44
    E fermare meno gente di colore
    non ha reso la città più pericolosa.
  • 9:44 - 9:47
    In realtà, il tasso
    di criminalità è diminuito,
  • 9:47 - 9:50
    e la città è diventata
    più sicura per tutti.
  • 9:50 - 9:56
    Una soluzione può essere ridurre
    il numero di fermi ingiustificati.
  • 9:56 - 10:01
    Un'altra può essere migliorare la qualità
  • 10:01 - 10:02
    di queste operazioni.
  • 10:03 - 10:05
    E in questo la tecnologia più aiutarci.
  • 10:05 - 10:08
    Sappiamo tutti
    della morte di George Floyd,
  • 10:08 - 10:13
    perché chi ha provato ad aiutarlo
    ha fatto un video con il cellulare
  • 10:13 - 10:18
    di quel terribile e fatale
    incontro con la polizia.
  • 10:19 - 10:24
    Ma ci sono diverse tecnologie
    che non sfruttiamo nel modo giusto.
  • 10:24 - 10:26
    Nei dipartimenti di polizia
    di tutto il paese
  • 10:26 - 10:30
    sono ora tenuti a tenere addosso
    delle telecamere
  • 10:30 - 10:36
    quindi non abbiamo solo registrazioni
    degli incontri più estremi e terrificanti
  • 10:36 - 10:39
    ma anche delle interazioni
    di tutti i giorni.
  • 10:39 - 10:41
    Con un team interdisciplinare
    dell'Università di Stanford,
  • 10:41 - 10:44
    abbiamo usato tecniche
    di apprendimento automatico
  • 10:44 - 10:48
    per analizzare
    un gran numero di incontri.
  • 10:48 - 10:52
    Questo per capire meglio cosa succede
    quando qualcuno viene fermato.
  • 10:52 - 10:54
    Abbiamo scoperto
  • 10:54 - 10:58
    che anche quando i poliziotti
    si comportano in modo professionale,
  • 10:59 - 11:03
    si rivolgono meno rispettosamente
    agli autisti neri che a quelli bianchi.
  • 11:04 - 11:08
    Solo dalle parole usate dai poliziotti,
  • 11:08 - 11:13
    potevamo intuire se stavano parlando
    a un autista nero o bianco.
  • 11:13 - 11:19
    Il problema è che la maggior parte
    dei video di queste telecamere
  • 11:19 - 11:21
    non viene usata
    dai dipartimenti di polizia
  • 11:21 - 11:24
    per capire cosa succede sulla strada
  • 11:24 - 11:26
    o per formare i poliziotti.
  • 11:27 - 11:28
    E questa è una vergogna.
  • 11:29 - 11:33
    Come può un'operazione di routine
    trasformarsi in un incontro mortale?
  • 11:34 - 11:36
    Com'è potuto succedere
    nel caso di George Floyd?
  • 11:38 - 11:40
    Com'è potuto succedere in altri casi?
  • 11:40 - 11:43
    A 16 anni, mio figlio maggiore
  • 11:43 - 11:48
    ha scoperto che quando i bianchi
    lo guardano, provano paura.
  • 11:49 - 11:52
    Il peggio sono gli ascensori, diceva.
  • 11:52 - 11:55
    Quando quelle porte si chiudono,
  • 11:55 - 11:58
    la gente si trova in trappola
    in uno spazio ristretto
  • 11:58 - 12:02
    con qualcuno che hanno imparato
    ad associare al pericolo.
  • 12:03 - 12:06
    Mio figlio sente il loro disagio,
  • 12:06 - 12:09
    sorride per metterli a proprio agio,
  • 12:09 - 12:11
    per calmare le loro paure.
  • 12:11 - 12:13
    Quando parla,
  • 12:13 - 12:15
    i loro corpi si rilassano.
  • 12:15 - 12:17
    Respirano più facilmente.
  • 12:17 - 12:20
    Apprezzano la sua cadenza,
  • 12:20 - 12:22
    la sua dizione, la scelta delle parole.
  • 12:23 - 12:25
    Sembra uno di loro.
  • 12:25 - 12:29
    Prima pensavo che mio figlio
    fosse un estroverso come suo padre.
  • 12:30 - 12:33
    Ma ho capito in quel momento,
    in quella conversazione,
  • 12:34 - 12:39
    che il suo sorriso
    non era un desiderio di socializzare
  • 12:39 - 12:41
    con presunti sconosciuti.
  • 12:42 - 12:46
    Era un talismano
    che usava per proteggersi,
  • 12:46 - 12:52
    una capacità di sopravvivenza
    affinata nei ripetuti viaggi in ascensore.
  • 12:52 - 12:58
    Ha imparato ad attenuare la tensione
    generata dal colore della sua pelle
  • 12:59 - 13:02
    e che metteva a rischio la sua vita.
  • 13:03 - 13:06
    Sappiamo che il nostro cervello
    è predisposto al pregiudizio,
  • 13:06 - 13:11
    e un modo per contrastarlo
    è fermarsi e riflettere
  • 13:11 - 13:13
    sull'evidenza delle nostre supposizioni.
  • 13:13 - 13:15
    Quindi dobbiamo chiederci:
  • 13:15 - 13:20
    Quali supposizioni facciamo
    quando saliamo su un ascensore?
  • 13:22 - 13:23
    O su un aereo?
  • 13:24 - 13:28
    Come ci rendiamo conto
    del nostro pregiudizio inconscio?
  • 13:28 - 13:31
    Chi proteggono queste supposizioni?
  • 13:33 - 13:35
    Chi mettono a rischio?
  • 13:36 - 13:38
    Finché non ci facciamo queste domande
  • 13:39 - 13:44
    insistendo che le scuole,
    i tribunali, i dipartimenti di polizia
  • 13:44 - 13:46
    e tutte le istituzioni facciano lo stesso,
  • 13:48 - 13:53
    continueremo a permettere
    che il pregiudizio ci accechi.
  • 13:53 - 13:55
    E se lo facciamo,
  • 13:56 - 13:59
    nessuno di noi è veramente al sicuro.
  • 14:02 - 14:03
    Grazie.
Title:
Come funziona il pregiudizio razziale e come fermarlo
Speaker:
Jennifer L. Eberhardt
Description:

Il nostro cervello crea categorie per dare un senso al mondo, per riconoscere degli schemi e per prendere decisioni rapide. Ma questa capacità di categorizzare ha delle pesanti ripercussioni che si manifestano sotto forma di pregiudizi inconsapevoli. In questo toccante intervento, la psicologa Jennifer L. Eberhardt esplora i modi in cui i pregiudizi colpiscono ingiustamente le persone di colore a tutti i livelli della società, dalle scuole, ai social media, alla polizia, alla giustizia penale; spiega inoltre come la creazione di elementi frenanti possa aiutarci a interrompere attivamente e affrontare questo problema spinoso.

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Video Language:
English
Team:
TED
Project:
TEDTalks
Duration:
14:17

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