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Erica Frenkel: La macchina da anestesia universale

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    Oggi vi parlerò
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    di progettazione di tecnologia medica per aree con scarse risorse.
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    Mi occupo di sistemi sanitari in questi paesi.
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    Uno dei più ricorrenti punti deboli,
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    in quasi tutti i casi,
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    è l'accesso a una chirurgia sicura.
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    Uno dei maggiori impedimenti che abbiamo riscontrato
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    che ostacola, innanzi tutto, l'accesso
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    e la sicurezza degli interventi chirurgici praticati
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    è l'anestesia.
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    In effetti, ci aspettiamo che questo modello
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    di erogazione dell'anestesia
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    funzioni in questi ambienti.
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    Questa è una scena ricorrente
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    in una qualsiasi sala operatoria statunitense o di altri paesi sviluppati.
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    Laggiù in fondo vediamo
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    una macchina da anestesia molto sofisticata.
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    Questo macchinario rende possibile
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    gli interventi chirurgici e salva delle vite,
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    perché è stato concepito
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    avendo questo contesto come riferimento.
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    Per funzionare, il macchinario necessita di una serie di fattori
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    che questo ospedale riesce ad offrire.
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    Richiede la presenza di un anestesista altamente qualificato
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    con anni di esperienza con macchinari complessi
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    che assista nel controllo costante del gas
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    e nel tenere i pazienti in sicurezza e anestetizzati
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    per tutta la durata dell'intervento.
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    È un macchinario delicato che usa algoritmi computerizzati,
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    e necessita di cure speciali, di TLC, per essere sempre efficiente,
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    e tende a guastarsi facilmente.
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    In caso di guasto, deve intervenire una squadra di ingegneri biomedici
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    che ne comprenda le complessità,
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    che la possa riparare, procurare i ricambi
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    affinchè possa continuare a salvare vite.
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    Costa anche parecchio.
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    Ha bisogno di un ospedale
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    con un budget sufficiente a permettersi una macchina
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    che costa dai 50 ai 100 mila dollari.
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    E forse la cosa più ovvia
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    e credo più importante --
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    e i vari concetti che abbiamo ascoltato
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    in qualche modo lo rendono ovvio -
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    è che ha bisogno di un'infrastruttura
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    che garantisca un'erogazione continua
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    di elettricità, di ossigeno compresso
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    e di altre forniture mediche
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    che sono essenziali per il funzionamento
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    di questo macchinario.
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    In altre parole, il macchinario ha bisogno di molte cose
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    che quest'ospedale non è in grado d'offrire.
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    Questa è la fornitura di energia elettrica
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    di un ospedale del Malawi rurale.
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    In quest'ospedale,
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    c'è una persona qualificata a somministrare anestetici,
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    e la sua qualifica
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    deriva da 12, forse 18 mesi
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    di pratica anestesiologica.
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    Nell'ospedale e nell'intera regione
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    non esiste un solo ingegnere biomedico.
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    Per cui quando il macchinario si guasta,
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    quando le macchine con cui lavorano si rompono,
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    cercano di capirne la causa, ma quasi sempre non c'è niente da fare.
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    E a quel punto, non rimane che rottamarle.
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    Il costo del macchinario di cui sto parlando
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    equivale probabilmente a un quarto o un terzo
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    dell'intero budget annuale per la chirurgia
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    di quest'ospedale.
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    Ed infine, immagino che possiate constatare l'inadeguatezza delle infrastrutture.
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    L'ospedale è collegato a una rete elettrica molto instabile,
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    che spesso va in tilt.
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    E così l'intero ospedale si ritrova frequentemente
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    a dipendere da un generatore.
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    E come potete immaginare, il generatore si può guastare
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    oppure finire il carburante.
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    La Banca Mondiale fa un'analisi dei fatti
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    e stima che un ospedale in questa situazione in paese a basso reddito
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    possa avere fino a 18 interruzioni di energia
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    al mese.
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    Allo stesso modo, l'ossigeno compresso e altre forniture mediche
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    sono davvero un lusso
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    e possono essere irreperibili
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    per mesi o anche un anno.
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    Sembra assurdo, ma il modello attuale consiste
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    nel prendere queste macchine,
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    progettate per l'ambiente ottimale che vi ho mostrato inizialmente,
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    e donarle o venderle
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    ad ospedali in queste condizioni.
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    Non solo è inappropriato,
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    ma anche potenzialmente pericoloso.
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    Uno dei nostri partner del Johns Hopkins
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    stava assistendo a degli interventi in Sierra Leone
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    circa un anno fa.
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    La prima operazione del giorno era un intervento di ostetricia.
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    Bisognava praticare un cesareo d'urgenza
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    per salvare la vita di una donna e del suo bambino.
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    Tutto sembrava andare per il meglio.
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    Il chirurgo era già pronto per l'intervento.
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    L'infermiera era presente in sala.
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    Era riuscita ad anestetizzare velocemente la paziente,
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    aspetto importante data la criticità delle circostanze.
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    Tutto stava andando bene,
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    quando andò via la corrente.
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    Nel bel mezzo dell'intervento,
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    per il chirurgo è una corsa contro il tempo per terminare l'operazione,
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    e ce la può fare -- ha una lampada da testa.
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    Ma l'infermiera si muove
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    praticamente al buio, cercando di trovare
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    quello che serve per tenere anestetizzata la paziente,
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    per mantenerla sedata.
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    Perché la macchina non funziona senza corrente.
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    In un attimo questo intervento banale, che molte di voi avranno sperimentato,
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    e di cui altri ne sono il risultato,
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    s'è trasformato in tragedia.
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    La cosa frustrante è che non si tratta di un caso isolato;
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    accade di frequente nei paesi in via di sviluppo.
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    35 milioni di interventi ogni anno non hanno garanzia
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    di anestesia sicura.
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    Il mio collega, il Dott. Paul Fenton,
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    stava vivendo questa realtà.
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    Era primario di anestesiologia
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    in un ospedale del Malawi, in cui si tenevano lezioni.
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    Ogni giorno si trovava ad operare
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    in uno scenario del genere,
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    cercando di somministrare anestetici e insegnando ad altri a farlo,
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    usando gli stessi strumenti
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    che erano diventati inaffidabili e francamente rischiosi,
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    nel suo ospedale.
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    Dopo innumerevoli interventi
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    e, come potete immaginare, tante tragedie oltraggiose,
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    ha detto semplicemente: "Basta. È troppo.
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    Ci deve essere un modo migliore".
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    Così si diresse al luogo
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    dove venivano ammassati i macchinari che li avevano lasciati in mezzo ai guai --
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    credo che questo sia il termine scientifico --
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    e cominciò a trafficare.
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    Prese un pezzo da una parte e uno da un'altra,
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    e cercò di realizzare una macchina
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    che gli permettesse di lavorare in quelle condizioni.
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    E quello che ne è scaturito è questo,
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    il prototipo della Macchina da Anestesia Universale --
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    una macchina in grado di funzionare
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    e anestetizzare pazienti
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    in qualsiasi situazione si trovi l'ospedale.
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    Eccola qui
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    nello stesso ospedale, un po' migliorata, 12 anni dopo,
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    all'opera con pazienti dalla pediatria alla geriatria.
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    Lasciate che vi spieghi meglio il funzionamento di questa macchina.
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    Voila!
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    Eccola qui.
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    Quando c'è corrente,
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    tutto in questa macchina inizia dalla base.
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    Qui è contenuto un concentratore di ossigeno.
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    Mi avete già sentito parlare di ossigeno un po' di volte.
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    In pratica, per somministrare gli anestetici,
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    c'è bisogno di ossigeno il più puro possibile,
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    perché poi ci sarà bisogno di diluirlo
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    con il gas.
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    E la miscela che il paziente inala
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    deve necessariamente contenere una certa percentuale di ossigeno
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    altrimenti diventa pericolosa.
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    Per cui qui, quando c'è elettricità,
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    il concentratore di ossigeno usa l'aria dell'ambiente.
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    Ora sappiamo che l'aria è meravigliosamente gratuita,
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    ce n'è in abbondanza,
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    e contiene già il 21 per cento di ossigeno.
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    Quello che fa il concentratore è prendere aria dall'ambiente, filtrarla
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    e mandare ossigeno puro al 95 per cento
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    fin qui, dove
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    si combina con l'anestetico.
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    Prima che la miscela
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    giunga ai polmoni del paziente,
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    deve passare di qui -
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    non lo vedete, ma qui c'è un sensore di ossigeno --
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    e si potrà leggere sullo schermo la percentuale
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    di ossigeno che sta per essere rilasciata.
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    In mancanza di elettricità,
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    o, Dio non voglia, se la corrente va via durante un intervento,
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    questa macchina passa automaticamente,
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    senza bisogno di intervenire,
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    alla modalità di immissione di aria ambiente.
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    Tutto il resto è lo stesso.
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    L'unica differenza è che ora
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    si lavora con ossigeno al 21 per cento.
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    Prima sarebbe stato pericoloso, perché si sarebbe
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    capito che era stato somministrato troppo poco ossigeno solo a guaio avvenuto.
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    E' stata installata una batteria di riserva a lunga durata.
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    Questa è l'unico caso in cui si ricorre alla batteria.
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    Ma questo consente un buon controllo,
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    sia con la corrente che in sua assenza,
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    perché si può regolare il flusso
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    in base alla percentuale di ossigeno che si sta somministrando al paziente.
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    In entrambi i casi,
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    con la corrente o senza,
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    talvolta il paziente deve essere aiutato con la respirazione.
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    Con l'anestesia può succedere. I polmoni si possono paralizzare.
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    Per cui abbiamo aggiunto questi mantici meccanici.
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    Li abbiamo visti usare durante interventi di 3-4 ore
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    per ventilare dei pazienti.
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    Dunque non è una macchina complessa.
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    Oserei dire semplice;
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    pragmatica.
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    Ed è un oggetto di design.
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    E non c'è bisogno
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    di anestesisti super specializzati per utilizzarla,
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    il che è positivo, perché negli ospedali delle aree rurali
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    è impensabile avere qualcuno con quel livello di formazione.
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    Inoltre è concepita per gli ambienti in cui verrà adoperata.
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    È una macchina incredibilmente robusta.
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    Deve poter resistere
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    al caldo e all'usura che sono frequenti
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    negli ospedali situati in queste zone.
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    E non si guasta facilmente,
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    ma se capita, ogni componente
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    può essere rimosso e sostituito utilizzando solo
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    una chiave inglese e un cacciavite.
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    Ed infine, ha un prezzo abbordabile.
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    Questa macchina costa
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    1/8 rispetto al costo
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    delle macchine convenzionali che vi ho mostrato.
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    In altre parole, quello che abbiamo qui
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    è una macchina che rende possibile operare e salvare vite
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    perché è stata concepita per questi contesti,
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    proprio come la prima macchina che vi ho mostrato.
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    Ma non ci accontentiamo dei risultati.
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    Funziona?
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    È questo il modello che vogliamo?
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    Finora abbiamo ottenuto buoni risultati.
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    In 13 ospedali in quattro paesi,
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    dal 2010,
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    abbiamo eseguito più di 2.000 interventi
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    senza complicazioni cliniche.
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    Ne siamo entusiasti.
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    Sembra davvero la soluzione migliore
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    per un problema così diffuso.
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    Ma vogliamo avere la certezza
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    che questo sia lo strumento più efficace e sicuro
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    che possiamo installare negli ospedali.
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    Per poterlo fare abbiamo creato delle collaborazioni
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    con delle ONG e alcune università
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    per raccogliere dati sull'interfaccia utente,
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    sul tipo di interventi per cui è più adatta,
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    e su come potremmo migliorare la macchina stessa.
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    Una delle collaborazioni
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    è con l'ospedale Johns Hopkins qui a Baltimora.
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    Loro dispongono di un bellissimo laboratorio di simulazione di anestesia.
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    E così prendiamo la macchina
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    e ricreiamo alcune delle condizioni usuali
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    che la macchina potrebbe dover affrontare
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    in uno degli ospedali per cui è stata costruita,
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    e valutarne l'efficacia in un ambiente
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    controllato e sicuro.
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    Saremo così in grado di confrontare quei risultati
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    con l'esperienza reale,
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    perché stiamo portando due di queste macchine
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    in ospedali della Sierra Leone associati con il Johns Hopkins,
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    compreso l'ospedale dell'intervento cesareo di emergenza.
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    Ho parlato molto di anestesia, ho la tendenza a farlo.
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    Credo che sia incredibilmente affascinante,
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    ed è una componente importante della salute.
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    E sembra davvero marginale, non ci pensiamo mai,
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    fino a che non ci viene tolta la possibilità di ricorrervi,
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    e allora diventa cruciale.
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    Chi verrà operato e chi no?
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    Chi avrà un intervento sicuro e chi no?
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    Ma sapete, è uno dei tanti modi in cui
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    un progetto, un buon progetto
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    può incidere sulla salute delle persone.
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    Se sempre più lavoratori nell'ambito sanitario
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    si concentrassero su queste sfide nelle zone povere
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    ed iniziassero a progettare qualcosa,
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    a cercare delle soluzioni,
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    senza preconcetti
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    e all'interno degli ospedali -
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    in altre parole, se potessimo progettare
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    cose adatte alle necessità di tante zone disagiate del mondo,
  • 10:51 - 10:53
    invece che pensare a un mondo ideale -
  • 10:53 - 10:56
    potremmo salvare proprio tante vite.
  • 10:56 - 10:58
    Grazie mille.
  • 10:58 - 11:02
    (Applausi)
Title:
Erica Frenkel: La macchina da anestesia universale
Speaker:
Erica Frenkel
Description:

Che succede se va via la corrente mentre vi stanno operando? Niente luce, né ossigeno -- e non vi viene più erogato anestetico. Succede continuamente negli ospedali di tutto il mondo, trasformando operazioni di routine in tragedia. Erica Frenkel ha una soluzione: la macchina da anestesia universale.

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Video Language:
English
Team:
TED
Project:
TEDTalks
Duration:
11:03
Daniele Buratti added a translation

Italian subtitles

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