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← L'arte di far parlare le cose | Giulia Bernardelli | TEDxMantova

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Showing Revision 6 created 07/22/2019 by Michele Gianella.

  1. Il mio lavoro è nato per caso,
    in una giornata qualunque.
  2. Oggi è strano pensare a quante possibilità
    si nascondano all'interno delle abitudini.
  3. La mia giornata qualunque,
  4. ma che ha per sempre cambiato
    il corso della mia vita,
  5. è avvenuta cinque anni fa.
  6. Mi sono svegliata e, come tutte
    le mattine, ho preparato il caffè.
  7. Devo ammettere di essere
    una persona tendenzialmente pigra.
  8. E seppur questa caratteristica
  9. non mi abbia particolarmente
    aiutato nella vita,
  10. probabilmente ha dato una certa profondità
    alla mia osservazione,
  11. data appunto dalla lentezza.
  12. Per cui, cinque anni fa
    ho preparato il mio caffè,
  13. e per sbaglio,
  14. l'ho rovesciato sul tavolo
    della mia cucina.
  15. Ma sempre seguendo questo principio
    di lentezza o di pigrizia,
  16. non ho asciugato subito questa macchia
    e mi sono presa un momento per osservarla.
  17. E mi è sembrata una macchia
    molto interessante,
  18. anzi direi piuttosto bella.
  19. Quello che mi piace incredibilmente,
    di questa macchia,
  20. è che sia il perfetto
    risultato di un gesto,
  21. come un disegno o una scrittura.
  22. E se ci pensiamo,
  23. ogni macchia è il risultato
    di un movimento diverso del nostro polso.
  24. Un po' come la scrittura giapponese.
  25. Per cui, quel giorno,
  26. ero presa nell'osservazione
    della mia macchia,
  27. e ho incominciato a pensare:
  28. Ma se oltre al movimento,
  29. che è già insito,
    per natura, nella macchia,
  30. ci mettessi un'intenzione?
  31. Se dalla tazzina di caffè, che ne so,
  32. potesse uscire un ritratto,
    una storia o un paesaggio?
  33. Se addirittura,
    in tutto quello che guardo,
  34. ci fosse una realtà diversa,
  35. se solo si avesse la lentezza
    e lo sguardo giusto per osservarla?
  36. Così quel giorno ho incominciato
    a disegnare all'interno della macchia
  37. con quello che avevo attorno a me.
  38. Un pennello, o semplicemente
    cucchiaini, stuzzicadenti,
  39. quello che mi proponeva la mia cucina.
  40. E quel giorno sono letteralmente
    entrata all'interno della tazzina,
  41. come se fosse una realtà parallela,
    realtà nella quale tuttora mi trovo,
  42. e che ha cambiato il corso della mia vita.
  43. Il mio punto di vista sul mondo
    è diventato il mio lavoro.
  44. Dalla prima macchia di cinque anni fa
    ne sono nate tantissime altre,
  45. e all'interno di queste macchie
    sono successe tantissime cose.
  46. Sono sorte delle città immaginarie:
  47. addirittura delle persone
    si sono innamorate,
  48. sono nate delle grandissime metropoli -
  49. sì, c'è stato un vascello.
  50. E devo dire di aver veramente vissuto
    delle storie incredibili,
  51. all'interno di queste tazzine di caffè.
  52. Guardare le cose da vicino,
    spesso vicinissimo, è stato illuminante.
  53. È stata la cosa più bella
    che mi abbia portato a fare il mio lavoro.
  54. Così, il mio occhio si è concentrato
    sulle forme, sui colori.
  55. Sono diventata affamata
    di vedere e di capire
  56. il perché di certe texture
    che trovavo in natura,
  57. ma che poi si ripresentavano
    sempre uguali.
  58. E si ripresentavano, anche,
    all'interno del mio corpo.
  59. Come ad esempio la venatura delle foglie.
  60. Tutto era fonte di ispirazione,
    appunto guardata con un occhio nuovo.
  61. Ed era un occhio nuovo, soprattutto,
    verso la semplicità, verso l'abitudine,
  62. verso quello che trovavo
    in casa, come le verdure.
  63. E mi affascinava la loro forma
    e il loro colore,
  64. come il rosso andava a cadere
    nel verde e viceversa.
  65. E anche le loro intricatissime
    costruzioni interne,
  66. che sembravano proprio quasi umane.
  67. Di una cosa ero perfettamente certa:
  68. tutto mi sembrava unito dal filo rosso
    dell'armonia e del significato.
  69. Così, il mio lavoro
    è diventato un dialogo.
  70. Mettevo una parte di me
    all'interno di una foglia, ad esempio,
  71. ma andandone a ricalcare
    le naturali venature,
  72. andandone a studiare lo spessore,
    la forma, il colore, la resistenza.
  73. Non vedendolo più come
    un semplice mezzo a mio servizio,
  74. ma come una forma di vita a sé,
  75. piena di cose da dire,
    piena di storie da raccontare.
  76. E di cose da dire ce ne sarebbero
    veramente tantissime.
  77. Spesso scendo nel mio quartiere,
    o vado in campagna a fare una passeggiata
  78. alla ricerca di piccoli
    elementi naturali, o foglie,
  79. con in testa un'idea
    di disegno o di intaglio.
  80. Poi torno a casa,
  81. svolto tutto il mio bottino
    sul tavolo della cucina, sempre lo stesso,
  82. e dispongo tutti gli elementi.
  83. E mi rendo conto
    che è tutto perfetto così,
  84. non serve nessun tipo di mio intervento.
  85. E in quei momenti magici, di epifania,
  86. sento che c'è una forma di riposo,
    nella bellezza, e di tendenza al bene.
  87. La parola riposo è una
    delle mie parole preferite.
  88. Provate a chiudere gli occhi
    e pensare che cos'è per voi il riposo.
  89. Riposo che non è dovuto -
    non è sonno, è una cosa diversa.
  90. Almeno a me, la parola riposo
    dava più un senso di benessere, di pace.
  91. E per me la bellezza che scopro
    nella natura è proprio questo: riposo.
  92. Penso che la bellezza
    sia una necessità umana,
  93. necessità appunto
    di riposare gli occhi, il cuore,
  94. e di credere che ci siano possibilità.
  95. Per bellezza non intendo quella finta,
    che tende ad allontanare le persone,
  96. che spesso vediamo sui social,
  97. soprattutto su Instagram
    io lo vedo spessissimo,
  98. perché tende a mettere
    su un piedistallo qualcuno,
  99. e tutti gli altri in basso.
  100. Ma intendo una bellezza "pesante",
    ricca di significato,
  101. che trovo sempre nelle forme naturali
    e in tutto quello che è la spontaneità.
  102. Un tipo di bellezza
    che accomuna, che avvicina.
  103. Non a cui tendere con fatica,
  104. ma che abbiamo proprio
    all'interno di noi stessi.
  105. A tal proposito,
  106. vorrei leggervi una poesia
    di Wislawa Szymborska,
  107. una poetessa polacca
    che io amo particolarmente,
  108. e che tratta proprio questo tema
    della bellezza quotidiana
  109. vista nelle sue forme
    più semplici ma più profonde.
  110. Cercherò di leggervela
    nel migliore dei modi,
  111. ma magari rileggetela anche a casa.
  112. Si intitola "Un appunto".
  113. La vita
  114. è il solo modo per coprirsi di foglie,
  115. prendere fiato sulla sabbia,
    sollevarsi sulle ali.
  116. Essere un cane,
    o accarezzarlo sul suo pelo caldo.
  117. Distinguere il dolore
    da tutto ciò che dolore non è.
  118. Stare dentro gli eventi,
  119. dileguarsi nelle vedute,
    cercare il più piccolo errore.
  120. Un'occasione eccezionale
  121. per ricordare, per un attimo,
    di che si è parlato a luce spenta.
  122. E almeno per una volta,
  123. inciampare in una pietra,
    bagnarsi in qualche pioggia,
  124. perdere le chiavi tra l'erba,
  125. e seguire con gli occhi
    una scintilla nel vento.
  126. E persistere
  127. nel non sapere
  128. qualcosa d'importante.
  129. Grazie.
  130. (Applausi)